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Sesso, l'età della 'prima volta'? A stabilirla sono (anche) i geni

A puntare i riflettori sul ruolo giocato dal Dna è uno studio pubblicato su Nature Genetics

Educazione, cultura e società non sono gli unici fattori ad influenzare l’età della “prima volta”. Secondo uno studio pubblicato su Nature Genetics ad entrare in gioco sono anche i geni. I suoi autori, guidati dall’esperto dell’Unità di Epidemiologia del Medical Research Council dell’Università di Cambridge (Regno Unito) John Perry, hanno infatti identificato 38 varianti genetiche associate all’età alla quale si ha il primo rapporto sessuale.

 

Lo studio ha previsto l’analisi informazioni genetiche riguardanti oltre 125 mila tra uomini e donne tra i 40 e i 69 anni raccolte nell'ambito di UK Biobank, uno studio nazionale per la ricerca in ambito salute. La maggior parte delle varianti genetiche da cui sembra dipendere l’età della “prima volta” è stata mappata all’interno o nelle vicinanze di geni già associati allo sviluppo cerebrale e alle connessioni nervose. Non solo, Perry e colleghi hanno identificato associazioni anche con una serie di altri comportamenti riproduttivi, come l’età alla quale si diventa genitori per la prima volta e il numero totale di figli.

 

La scoperta non fa passare in secondo piano l’influenza dei determinanti sociali e culturali dei comportamenti sessuali, ma svela un altro intrigante meccanismo che sembra regolarli in concerto con le tempistiche della pubertà e con la personalità individuale. “Un esempio è una variante genetica all’interno di CADM2”, racconta Perry, spiegando che si tratta di un gene coinvolto nel controllo dell’attività del cervello e delle connessioni fra le sue cellule. “Abbiamo scoperto che è associato ad una maggiore probabilità di avere una personalità propensa a correre rischi - spiega il ricercatore - e con un’età più precoce al momento del primo rapporto sessuale e con un numero maggiore di figli durante la vita”.

 

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“Abbiamo già dimostrato che la pubertà precoce e una crescita rapida durante l’infanzia influenzano negativamente il rischio di malattia più avanti nella vita - aggiunge Keng Ong, coresponsabile dello studio, riferendosi a ricerche condotte in passato dallo stesso gruppo di ricercatori - ma ora abbiamo dimostrato che gli stessi fattori [in gioco] possono avere effetti negativi a un’età molto più giovane, inclusi rapporti sessuali più precoci e un livello di istruzione più basso”. Ora i ricercatori sperano di poter utilizzare queste informazioni per mettere a punto strategie efficaci per promuovere comportamenti salutari.

 

Foto: © WavebreakMediaMicro - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 20/04/2016