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Aspettativa di vita in calo, c'è poca prevenzione

Secondo il Rapporto Osservasalute la speranza di vita si è abbassata in tutte le Regioni

In Italia i fondi destinati alla prevenzione sono pochi: rappresentano solo il 4,1% della spesa sanitaria totale. Di conseguenza, gli italiani mostrano una scarsa consapevolezza del rischio di ammalarsi e tendono ad adottare stili di vita non salutari. È quanto emerge dal Rapporto Osservasalute relativo al 2015, secondo cui la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia è tra le più basse. Per esempio, nell'ultimo anno il Canada ha speso oltre il 100% in più per ogni cittadino rispetto al Belpaese, mentre la Germania il 68% in più. La spesa pro capite più alta si registra in Molise (2.226 euro), mentre la più bassa in Campania (1.689 euro). 

 

“Anche quest'anno le analisi contenute nel Rapporto Osservasalute segnalano numerosi elementi di criticità – afferma Walter Ricciardi, Presidente dell'Istituto superiore di sanità e Direttore dell'Osservatorio sulla salute delle Regioni -, in quanto confermano il trend in diminuzione delle risorse pubbliche a disposizione per la sanità, le esigue risorse destinate alla prevenzione e le persistenti iniquità”. 

 

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Speranza di vita - Il Rapporto riscontra per la prima volta un calo dell'aspettativa di vita. Lo scorso anno, infatti, la speranza di vita è stata di 80,1 anni per gli uomini e di 84,7 anni per le donne, mentre nel 2014 era pari a 80,3 anni per gli uomini e a 85 anni per le donne. Il valore più basso è stato rilevato in Campania dove si attesta a 78,5 anni per gli uomini e a 83,3 anni per le donne. Il territorio più longevo, invece, è rappresentato dalla Provincia autonoma di Trento, dove la speranza di vita raggiunge gli 81,3 anni per gli uomini e gli 86,1 anni per le donne. 

 

“Il calo è generalizzato per tutte le regioni – aggiunge il dottor Ricciardi -. Normalmente un anno ogni quattro anni, è un segnale d'allarme, anche se dovremo aspettare l'anno prossimo per vedere se è un trend. Siamo il fanalino di coda nella prevenzione nel mondo, e questo ha un peso”.

 

Cause dei decessi - La ricerca riporta che le cause di morte più frequenti sono le malattie ischemiche del cuore, responsabili da sole di 75.098 decessi (poco più del 12%), seguite dalle patologie cerebrovascolari con 61.255 morti (10%) e le altre malattie del cuore non di origine ischemica con 48.384 decessi (circa l'8%). La quarta causa è rappresentata dai tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni, che negli uomini determina 24.885 decessi (seconda causa di morte), poco più del triplo di quelli osservati nelle donne (decima causa di morte). I decessi dovuti a malattie ipertensive (20.367) e a demenza (18.226) causano tra le donne il doppio dei decessi osservati tra gli uomini. 

 

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Spesa sanitaria - Il Rapporto evidenzia che la spesa sanitaria pubblica è passata dai 112,5 miliardi di euro del 2010 ai 110,5 del 2014. La contrazione ha coinciso con la riduzione dei deficit regionali, conseguita in gran parte tramite il blocco o la riduzione del personale sanitario e il contenimento dei consumi. Nel 2014 la dotazione di posti letto negli ospedali era di 3,04 ogni 1.000 abitanti per la componente acuti e di 0,58 ogni 1.000 abitanti per la componente post-acuzie, lungodegenza e riabilitazione. Tutti questi valori sono inferiori agli standard normativi. Inoltre, tra il 2010-2013, la spesa per il personale in rapporto alla popolazione è diminuita del 4,4%.

 

Foto: © ktsdesign - Fotolia.com

di n.c.
Pubblicato il 27/04/2016

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