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Italia, il colesterolo alto costa 1 miliardo

Non tutti, però, si curano. Ecco cosa è emerso da un forum sul tema organizzato a Roma dagli esperti del settore

Le ipercolesterolemie - livelli eccessivi di colesterolo nel sangue - costano alla sanità ben 1 miliardo di euro per le sole spese dirette, che nel 96% dei casi corrispondono ai costi di ospedalizzazione. La stima arriva da uno studio presentato a Roma in occasione del forum “Lo scenario delle cardiopatie ischemiche: Focus sull’ipercolesterolemia”, atto conclusivo di Meridiano Cardio, iniziativa nata con lo scopo di aumentare la consapevolezza sulle patologie cardiovascolari e sulla prevenzione della cardiopatia ischemica e di valorizzare approcci innovativi per affrontare l’ipercolesterolemia.

 

“Se consideriamo tutte le ospedalizzazioni per cause cerebro e cardiovascolari relative a pazienti affetti da ipercolesterolemia, la spesa supera il miliardo di euro con una spesa aggiuntiva di circa € 31,6 milioni per i trattamenti farmacologici e di € 9,3 milioni per prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale strettamente correlate alla patologia”, ha spiegato Francesco Mennini, professore di Economia Sanitaria dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Insieme ad altri esperti, Mennini è stato coinvolto da The European House-Ambrosetti nell’analisi del peso delle ipercolesterolemie; ne è emerso che agli 1,14 miliardi di euro spesi dal Servizio Sanitario Nazionale per far fronte a questi problemi si aggiungono i costi indiretti associati alla perdita di produttività e le spese a carico del sistema previdenziale, assolutamente non trascurabili se si considera che, come ha ricordato Mennini, “le malattie del sistema cardio-circolatorio rappresentano, insieme alle malattie oncologiche, la voce più importante con riferimento agli assegni di invalidità erogati dall’Inps, che nel periodo 2001-2012 hanno raggiunto il numero di 318.563”.

 

Come ha spiegato Francesco Romeo, presidente della Società Italiana di Cardiologia, l’ipercolesterolemia è un fattore di rischio fondamentale per le cardiopatie ischemiche, prima causa dei decessi associati alle malattie cardiovascolari, a loro volta prima causa di decesso in Occidente. “Chi ha ipercolesterolemia ha una probabilità di sviluppare coronaropatie 3,6 volte superiore rispetto alla popolazione normale”, ha precisato l’esperto. I fattori di rischio in gioco sono però anche altri, in parte ambientali e in parte genetici. “Mediamente - ha spiegato Romeo - i due tipi di fattori concorrono per il 50% ciascuno alla reale determinazione del rischio (…) ma da un punto di vista di interventi sulla popolazione la strada deve essere quella di puntare sull’abbassamento e contenimento dei livelli di colesterolo”.

 

In particolare, i valori da tenere sotto controllo sono quelli delle cosiddette Ldl, le Low density lipoprotein che corrispondono a quel colesterolo “cattivo” che, se in eccesso, rappresenta il primo fattore di rischio per le cardiopatie ischemiche. Nella maggior parte dei casi l’assunzione di statine permette di raggiungere questo obiettivo. Purtroppo, però, dai dati a disposizione emerge che il 34% dei pazienti con ipercolesterolemia familiare non assume farmaci per ridurre i livelli ematici di colesterolo. Non solo, una quota significativa dei pazienti già ricoverati a causa di un evento cardiovascolare non assume statine o altri farmaci per ridurre il colesterolo e si ritrova nuovamente in ospedale per un nuovo problema cardiovascolare entro un anno dal primo. Più in generale, almeno la metà della popolazione affetta da ipercolesterolemia familiare o che ha già affrontato un evento cardiovascolare non riesce a raggiungere gli obiettivi auspicabili in termini di controllo del colesterolo Ldl.

 

In questo quadro, l'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco) insieme all’Istituto Superiore di Sanità e ad altre 16 società scientifiche ha messo a punto un documento di Consesus Intersocietario che - ha spiegato Michele Massimo Gulizia, presidente dell’Associazione - “disegna in modo chiaro e scientificamente comprovato il percorso diagnostico e terapeutico che il paziente con ipercolesterolemia deve assolutamente raggiungere in Italia”.

 

“Il documento che abbiamo realizzato analizza il ruolo dell’ipercolesterolemia nella genesi della malattia cardiovascolare aterosclerotica con particolare attenzione ai livelli individuali di rischio cardiovascolare - ha raccontato l’esperto - Un’attenta disamina è stata riservata al complesso dei provvedimenti terapeutici potenzialmente efficaci per una riduzione dell’ipercolesterolemia e quindi per il conseguente contenimento del rischio cardiovascolare: dalla dieta al movimento aerobico, dalla riduzione dei fattori di rischio alla terapia con le statine e con gli inibitori del riassorbimento del colesterolo, fino alla nuova classe di farmaci inibitori dell’enzima PCSK9 che rappresentano l’ultima innovazione terapeutica grazie alla quale contrastare in maniera efficace l’ipercolesterolemia dei soggetti intolleranti e con gravi forme familiari”.

 

I numeri dell’ipercolesterolemia in Italia. Secondo stime dell’Istituto Superiore di Sanità negli ultimi anni la prevalenza dell’ipercolesterolemia nel Bel Paese è cresciuta del 28,7%. Nel 40% dei casi, però, chi soffre di colesterolo alto non sa di avere a che fare con il problema. In totale, solo il 24% degli uomini e il 17% delle donne sono trattati efficacemente.

 

Foto: © CLIPAREA.com - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 25/05/2016

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