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Cardiopatie, innovazioni tecnologiche potrebbero evitare 33% dei decessi

Secondo indagine Eurostat, mancata applicazione di terapie appropriate provoca una morte su tre

Il 33% dei decessi causati da cardiopatie potrebbero essere evitati grazie all'innovazione tecnologica e all’individuazione di percorsi terapeutici appropriati. È quanto emerge da una ricerca condotta dall'Ufficio statistico dell'Unione Europea (Eurostat), secondo cui un decesso su tre in Europa è causato dalla mancata applicazione di terapie puntuali ed efficaci per il trattamento delle malattie cardiovascolari. 

 

L'indagine ha evidenziato che, negli ultimi tre decenni, l’utilizzo appropriato della tecnologia e l’innovazione nelle cure cardiologiche ha consentito di evitare circa il 20% dei decessi dovuti alle patologie cardiache. Soltanto nel 2015 i pazienti trattati con angioplastica coronarica sono stati 120.273, di cui 33.723 in corso d'infarto miocardico acuto. Gli interventi di cardiopatia strutturale sulla valvola aortica (Tavi), invece, sono stati 3.457. 

 

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“L’erosione della mortalità è stata resa possibile grazie all’evoluzione della tecnologia disponibile negli ultimi 30 anni - spiega Giuseppe Musumeci, Presidente della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (Sici–Gise) -. Un esempio a conferma di questi dati è il triplicarsi delle vite salvate grazie all’utilizzo dell’angioplastica nell’infarto miocardico acuto e la riduzione della riocclusione dello stent coronarico dal 2 allo 0,2%”.

 

Gli esperti ritengono che l’introduzione di tecnologie adeguate dovrebbe essere accompagnata da un sistema in grado di garantire, su tutto il territorio, il tempestivo accesso alle procedure primarie salvavita. Questo permetterebbe di diminuire significativamente la mortalità garantendo, al tempo stesso, una maggiore e migliore aspettativa di vita. Inoltre, reputano indispensabile adottare un metodo di gestione dell’innovazione tecnologica che assicuri, da un lato, l'appropriata conoscenza delle tecnologie disponibili e, dall’altro, l’implementazione di percorsi diagnostico terapeutici che ne facilitino l’utilizzo. 

 

I ricercatori evidenziano che si tratta di sfide impegnative per il Servizio sanitario italiano, che deve far fronte agli ingenti tagli imposti dal sistema. La scarsità dei fondi a disposizione, secondo gli specialisti, spesso impone logiche basate sulla mera razionalizzazione dei costi, che mettono a rischio la qualità delle cure. “È indubbia la necessità di una razionalizzazione della spesa sanitaria, ma crediamo che il processo non possa essere guidato esclusivamente da principi di ragioneria – conclude il Presidente Musumeci -. Siamo pronti a collaborare con amministrazioni e centrali di acquisto in modo da poter contemperare l’esigenza di risparmio con le nostre aspettative cliniche in termini di qualità e innovazione”.

 

Foto: ©  psdesign1 - Fotolia.com

di redazione
Pubblicato il 20/06/2016