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Glutei in forma per l'estate: come rimodellare il lato B

Dalla chirurgia ai fili di trazione, le possibilità non mancano. A illustrarcele è un esperto del settore

Parlare di chirurgia estetica è oggi sempre meno un tabù, e il décolleté non è l'unica parte del corpo su cui si concentra l'attenzione di chirurghi e pazienti. Al tredicesimo posto della classifica degli interventi più richiesti si posiziona il rimodellamento del cosiddetto “lato B”, che corrisponde al 2% delle procedure eseguite nel settore. Nemmeno le donne mediterranee, da sempre celebri per i loro fianchi e glutei generosi, si sottraggono a questa tendenza; infatti come ci spiega Marco Moraci, chirurgo plastico e ricercatore dell'Università di Napoli, “il rimodellamento dei glutei in Italia è un trend ascendente, specialmente da Roma in giù”. Ma cosa è possibile fare, in termini pratici, per migliorare il proprio lato B?

 

“Le donne italiane o mediterranee in generale non richiedono tanto di aumentare il volume dei glutei ma solo di rimodellarli – spiega Moraci – Quindi la maggior parte delle volte si tratta di proporre un approccio combinato che prevede una liposuzione più o meno massiva per eliminare l’eccesso e utilizzare il grasso prelevato dopo averlo purificato, per rimodellare e risollevare dove serve”. Diminuire e aumentare i volumi non sono però le uniche possibilità, e non manca chi decide invece di trazionare i glutei o di donargli una nuova forma combinando tecniche diverse sempre meno invasive e dai tempi di recupero sempre più rapidi.

 

La liposuzione e il lipofilling. “In Italia è più frequente dover togliere che mettere volume, ecco perché la liposuzione è ancora l’intervento più richiesto sia nel nostro paese che nel mondo”, spiega Moraci. Con questo intervento è possibile eliminare accumuli di grasso come quelli che portano alla formazione delle cosiddette culotte de cheval, gli accumuli adiposi che si formano tra glutei e coscia. Oggi, però, il grasso rimosso non viene quasi mai gettato via, e la tradizionale liposuzione ha lasciato spazio al più moderno lipofilling, che utilizza il tessuto prelevato per riempire zone di cui si vuole aumentare il volume. In particolare è possibile ricorrere al lipofilling arricchito con cellule staminali adulte (ADRCs): le staminali presenti nel grasso vengono isolate e concentrate per poi essere reinserite nella paziente addizionandole al grasso autologo (cioè prelevato dalla stessa paziente). Il vantaggio di questa procedura sta nel fatto che le cellule staminali stimolano la formazione di vasi sanguigni che nutrendo il grasso autologo trapiantato ne evitano il riassorbimento, tipico effetto collaterale del classico lipofilling.

 

I fili di sospensione. In caso di lieve lassità cutanea il lato B può essere rimodellato anche esercitando una trazione adeguata con i cosiddetti fili di sospensione. Composti di acido polilattico – materiale completamente riassorbibile – presentano sulla loro lunghezza dei coni che agganciandosi ai tessuti molli in cui vengono fatti scorrere permettono di riposizionarli dove desiderati. L'approccio, non chirurgico, è adatto alle pazienti molto magre e prevede in genere di utilizzare 3 fili per ogni gluteo. Il loro riassorbimento richiede 4 settimane, al termine delle quali i tessuti rimangono in trazione grazie al processo di fibrosi sottocutanea promosso dal loro inserimento. Il risultato è quindi garantito per circa 1 anno e mezzo, ma dopo 12 mesi è già possibile procedere all'inserimento di nuovi fili per mantenere il risultato. Inoltre l'uso dei fili di sospensione può essere abbinato al lipofilling per rimodellare un gluteo altrimenti “vuoto”. Infine, piccoli inestetismi dei glutei possono essere corretti abbinando i fili di sospensione all'uso di acido ialuronico.

 

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La gluteoprotesi. Infine, nei casi in cui si voglia dare volume a un lato B piatto (in assenza di lassità cutanea o se quest'ultima è solo lieve) è possibile ricorrere all'inserimento di protesi glutee. La procedura, ci spiega Moraci, prevede l'inserimento della protesi in silicone nella parte alta della natica. “Si tratta di una protesi intramuscolare, quindi segue il movimento del muscolo”. Per lo stesso motivo il rischio di contrattura capsulare, cioè di formazione di un ispessimento patologico della cicatrice fisiologica che si forma attorno alla protesi. “Non c'è rischio di dislocazione”, aggiunge il chirurgo. Attenzione, però: l'intervento non è semplice e deve essere eseguito da mani esperte che siano in grado di scegliere la protesi più adatta in termini di forma e dimensione e di posizionarla correttamente, valutando altezza, peso, girovita e proporzioni della paziente.

 

Foto: © Nobilior - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 16/06/2016