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Vitamina D, gli integratori non sono efficaci come sembrano

Un'analisi degli studi presenti nella letteratura scientifica mette in dubbio molti dei benefici associati a questi prodotti

Le ricerche condotte nell'ultimo decennio hanno associato la carenza di vitamina D a diversi problemi di salute, sia cronici che acuti. Quanto è utile, in questi casi, assumere integratori di questo micronutriente? Un'analisi della letteratura scientifica condotta da un gruppo di ricercatori guidato da Michael Allan, direttore della Medicina Basata sull'Evidenza dell'Università dell'Alberta (Edmonton, Canada) sembra smorzare l'entusiasmo cresciuto nel corso degli anni, arrivando alla conclusione che solo in pochi dei casi in cui ne viene proposta l'assunzione la vitamina D esercita reali benefici sulla salute, e che anche in questi casi l'effetto della supplementazione non è eclatante.

 

L'analisi, pubblicata sul Journal of General Internal Medicine, ha preso in considerazione le prove dell'efficacia dell'assunzione di vitamina D per ridurre cadute e fratture, migliorare la depressione e il benessere psicologico, prevenire l'artrite reumatoide, trattare la sclerosi multipla e ridurre l'incidenza dei tumori e la mortalità. Ne è emerso che effettivamente assumere vitamina D può aiutare a ridurre la frequenza delle cadute, ma che l'entità di questo beneficio non è ancora ben definita. Inoltre può aiutare a prevenire le fratture, ma solo se assunta in combinazione con il calcio e in dosi non inferiori a 800 UI. Infine, la vitamina D può aiutare a ridurre la mortalità, ma solo del 5% circa.

 

Il caso per cui si hanno più prove dei benefici derivanti dall'assunzione di vitamina D, spiega Allan, è probabilmente quello delle fratture. “Se si prendesse un gruppo di persone ad alto rischio di rompersi un osso, quindi circa un 15% di probabilità di romperselo nei 10 anni successivi, e le si trattasse con una dose ragionevole di vitamina D per un decennio, si preverrebbe una frattura in circa 1 persona su 50”, spiega però l'esperto, sottolineando che “molte persone obietterebbero che prendere un medicinale per 10 anni per evitare 1 frattura su 50 non è probabilmente abbastanza per avere senso. E a quanto sappiamo per ora questo è il meglio che la vitamina D può fare”.

 

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Secondo Allan le ricerche condotte fino ad oggi sono di scarsa qualità e forniscono prove di qualità altrettanto scarsa, e se è vero che una supplementazione moderata non dovrebbe far male a una persona sana lo è altrettanto che non la farà stare meglio. “E' altamente improbabile che una persona di 40 anni tragga beneficio dalla [assunzione di] vitamina D – conclude l'esperto – E quando dico che è altamente improbabile, intendo che [il beneficio] non è rilevabile fra le attuali conoscenze scientifiche”.


Foto: © Maksym Yemelyanov - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 17/06/2016