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Infarto, esame del sangue lo prevede con 5 anni d’anticipo

Scoperta un’associazione tra sistema immunitario ed eventi cardiovascolari

Il rischio di essere colpiti da infarto potrebbe essere scoperto con cinque anni d’anticipo. Come? Attraverso un esame ematico, diretto a quantificare la presenza di un tipo di anticorpi, chiamati IgG, nel flusso sanguigno. Lo sostengono, in uno studio pubblicato sulla rivista EbioMedicine, gli scienziati dell’Imperial College London e dell’University College London di Londra (Regno Unito). Secondo gli autori, alti livelli di IgG nel sangue sarebbero associati a un minor rischio di andare incontro a eventi cardiovascolari.

 

“Il collegamento tra un sistema immunitario più forte e robusto e la protezione dagli attacchi cardiaci rappresenta una scoperta davvero emozionante - aferma Ramzi Khamis, che ha diretto la ricerca -. Come lo è anche la possibilità d’individuare le persone che corrono un rischio più elevato di essere colpite da infarto, in modo da poter offrire loro cure adeguate”. 

 

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Durante la ricerca, gli studiosi hanno esaminato le condizioni di salute di 1852 individui, che avevano preso parte allo studio Anglo scandinavian cardiac outcomes trial (Ascot). I volontari soffrivano d’ipertensione e presentavano il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Il monitoraggio è durato cinque anni e mezzo: nel corso di questo periodo 485 persone hanno subito un infarto o un ictus. 

 

Gli esperti hanno confrontato le loro analisi del sangue con quelle di altre 1.367 persone che non sono, invece, state colpite da eventi cardiovascolari. Al termine dell’indagine, hanno scoperto che un’elevata quantità di anticorpi nel flusso sanguigno risulta associata a un rischio più basso di disturbi cardiaci. In particolare, alti livelli di IgG sarebbero collegati a un pericolo inferiore del 58% di essere colpiti da malattia coronarica o infarto e del 38% di andare incontro a ictus o ad altri eventi cardiovascolari. 

 

“Speriamo di poter sfruttare questa scoperta per studiare i fattori che fanno sì che alcuni individui abbiano un sistema immunitario che li protegge dagli attacchi di cuore, mentre altri no – osserva il dottor Khamis -. Speriamo anche di trovare il modo di rafforzare il sistema immunitario, affinché possa proteggere dalle malattie cardiache”.

 

Foto: ©  psdesign1 - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 29/06/2016