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Crohn, dalle staminali una cura per le fistole

Le cellule mesenchimali da tessuto adiposo possono guarire le lesioni refrattarie ad altri trattamenti

Le cellule staminali mesenchimali presenti nel tessuto adiposo potrebbero rappresentare una soluzione efficace contro le fistole perianali, aperture anomale tra l'intestino e la cute in prossimità dell'ano che rappresentano una delle complicanze più comuni della malattia di Crohn. In particolare, le staminali potrebbero essere un'alternativa ad altri trattamenti inefficaci in caso di fistole refrattarie. A svelarlo è uno studio che ha coinvolto oltre 200 pazienti in 49 ospedali sparsi tra Europa, Canada, Stati Uniti e Israele, condotto da un gruppo di ricercatori guidato da Silvio Danese – responsabile del Centro per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali dell'IRCCS Istituto Clinco Humanitas di Rozzano – e pubblicato su The Lancet.

 

La malattia di Crohn è un’infiammazione cronica dell’intestino; le fistole perianali colpiscono circa un terzo dei malati, e spesso sono molto difficili da trattare. “E' importante la bonifica locale effettuata dal chirurgo per rimuovere i focolai di infezione – spiega Antonino Spinelli, responsabile della Sezione di chirurgia del Colon e del retto di Humanitas – ma poi il trattamento con i farmaci attualmente a disposizione risolve il disturbo solo in un terzo dei pazienti”. Il trattamento con staminali mesenchimali da tessuto adiposo, iniettate all'interno delle lesioni, ha invece permesso di ottenere la completa cicatrizzazione delle fistole nel 50% dei pazienti, risultando peraltro ben tollerato, e potrebbe quindi rappresentare un'alternativa efficace sia alla chirurgia che al trattamento con immunosoppressori sistemici, antibiotici o inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF).

 

Già altre staminali - quelle emopoietiche, da cui originano gli elementi del sangue - sono state utilizzate per interrompere l'infiammazione cronica alla base della formazione delle fistole. “I rischi della procedura con cellule staminali emopoietiche possono sovrastare i possibili benefici – spiega però Danese – Più promettente sembra invece l’uso delle cellule mesenchimali da tessuto adiposo, già da molti anni oggetto di interesse da parte dei ricercatori perché, oltre alla loro capacità di generare nuove linee di cellule di grasso, osso e cartilagine, rilasciano intorno a sé sostanze che sembrano capaci di modulare l’attività del sistema immunitario e quindi dell’infiammazione”. Le loro potenzialità sembrano andare anche oltre l'iniezione nelle fistole. “In modelli sperimentali abbiamo dimostrato che iniettando queste cellule in alcune tasche di biomateriali è possibile ridurre l’infiammazione tramite la produzione di mediatori solubili”, spiega infatti Stefania Vetrano, ricercatrice Humanitas; questi suoi risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Gastroenterology.

 

Foto: © Naeblys - Fotolia.com

di red.
Pubblicato il 06/09/2016

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