Logo salute24

Tumori ematologici, gli esperti: 'Cure solo nei centri di alta specialità'

La raccomandazione arriva nel mese dedicato alle malattie del sangue

I tumori ematologiciquelli che colpiscono il sangue – sono sempre più curabili e guaribili, ma per sconfiggerli è fondamentale affidarsi a centri di alta specializzazione. A sottolinearlo in occasione del mese di sensibilizzazione alle malattie ematologiche, celebrato in tutto il mondo a settembre, è la Società Italiana di Ematologia (Sie), che nella persona del suo presidente, Fabrizio Pane, ricorda: “Medici di medicina generale e specialisti fanno rete sul territorio per garantire al paziente il migliore percorso terapeutico possibile sia in fase iniziale che avanzata della malattia. Ma l’indicazione, per raggiungere l’obiettivo, è di rivolgersi a centri di alta specialità che attuano terapie scientificamente accreditate”.

 

Pane sottolinea come queste forme tumorali, che rappresentano il 15% circa di tutti i tumori umani, siano sottostimate in termine di numeri. Fortunatamente oggi sono più curabili; il merito è sia dei progressi e delle nuove conoscenze nel campo delle alterazioni genomiche alla loro base, che aiutano a classificare i pazienti in definite sottocategorie, sia alla farmacogenomica, che aiuta invece a identificare la cura più adatta in base alle caratteristiche del singolo tumore. Ma non solo: anche una diagnosi più rapida aiuta a sconfiggerle. A tal proposito, Pane ricorda che “al primo campanello di allarme e/o a un semplice sospetto è utile effettuare un esame emocromocitometrico (esame completo del sangue) e rivolgersi dapprima al medico di medicina generale e, se del caso, successivamente a centri di alta specialità per un approfondimento diagnostico accurato e l’inizio di una terapia mirata”.

 

Fra i sintomi che dovrebbero far insospettire è inclusa la presenza di tumefazioni in aree del corpo superficiali e accessibili all'autopalpazione. Spesso si tratta di zone in cui sono presenti i linfonodi, ma l'esperto tranquillizza: le linfoadenopatie (cioè gli ingrossamenti dei linfonodi superficiali) non sono sempre sintomo di un tumore, e in alcuni casi sono semplicemente associate a stati infiammatori, febbricola o infezioni ricorrenti. La possibile malignità, spiega Pane, “varia a seconda della sede, della dimensione, del tempo di persistenza o delle condizioni generali del paziente”. In caso di sospetti è comunque bene mettersi nelle mani di specialistici competenti. Come spiega infatti il presidente Sie, la tempestività diagnostica e terapeutica è “fondamentale per garantire i migliori risultati di efficacia della cura”.

 

Le opzioni di trattamento oggi a disposizione sono numerose. “Insieme alle cure più tradizionali, prevalentemente basate sull’impiego di chemioterapia, è sempre più frequente il ricorso a nuovi farmaci a bersaglio molecolare che spesso sono combinati alla chemioterapia, comunque sempre nell’ambito di protocolli di cura già validati ed applicabili alla pratica clinica, e tali da garantire le più alte probabilità di successo”, spiega Pane, ricordando che anche in ogni caso si tratta di “terapie che, attuate sempre nell’ambito dei protocolli approvati da AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, tutelano la vita senza esporla a pericoli o rischi evitabili”.

 

Foto: © Sebastian Kaulitzki - Fotolia.com

di s.s.
Pubblicato il 13/09/2016

potrebbe interessarti anche: