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Statine e aspirina fanno bene anche in caso d'infarto

Aspirina, statine e beta-bloccanti riducono le complicanze degli attacchi cardiaci

La terapia cardioprotettiva non solo aiuta a prevenire gli attacchi cardiaci, ma in caso d'infarto ne riduce le complicanze. Lo sostiene il team di ricercatori cinesi diretto da Min Li, del Peking University Health Science Center di Pechino, in uno studio pubblicato sulla rivista Plose One. Secondo gli scienziati, chi dietro prescrizione medica assume l'aspirina, le statine o i beta-bloccanti, corre minori rischi nel caso in cui, nonostante il trattamento farmacologico, venga colpito da un evento cardiovascolare.

 

“I farmaci cardioprotettivi come l'aspirina, le statine e i beta-bloccanti vengono prescritti ai pazienti che presentano un elevato rischio di attacco cardiaco, perché riducono la possibilità di esserne colpiti per la prima volta o di nuovo – afferma la dottoressa Li -. Finora, però, non era chiaro se questi farmaci facessero bene anche ai pazienti che hanno subito un infarto”.

 

Durante l'indagine, gli autori hanno analizzato gli effetti dell'assunzione dei farmaci cardioprotettivi sulle persone che avevano subito un evento cardiovascolare. In particolare, hanno esaminato lo stato di salute di 14.790 soggetti che erano stati ricoverati in 75 ospedali cinesi per una sindrome coronarica acuta, come l'infarto miocardico o l'angina instabile. Fra questi, 7.501 pazienti erano già stati colpiti da un disturbo cardiovascolare in precedenza, mentre per gli altri era la prima volta. 

 

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L'analisi ha evidenziato che l'impiego preventivo di aspirina, statine e beta-bloccanti era associato a una minore gravità della malattia, a un'aritmia inferiore e alla riduzione del rischio di complicanze cardiache durante il ricovero. Nello specifico, rispetto ai malati che non avevano assunto i farmaci, quelli che avevano seguito la terapia cardioprotettiva correvano un pericolo dal 23% al 52% più basso di andare incontro a complicazioni. Questo è valso per entrambi i gruppi: sia per i pazienti che avevano già sofferto di cardiopatie, sia per quelli che si trovavano alla prima esperienza.

 

“I nostri risultati suggeriscono che i benefici di questi farmaci possono andare oltre la prevenzione dei disturbi cardiovascolari: possono anche ridurre la gravità della malattia nel caso in cui insorga – osserva l'esperta -. rappresentano, quindi, un'ulteriore prova degli effetti positivi di questi medicinali, per cui chiediamo ai pazienti di continuare a prenderli a lungo termine, se il medico ha consigliato loro di farlo. I pazienti che sono stati colpiti da una cardiopatia durante la terapia non devono perdere fiducia nei farmaci, ma continuare ad assumerli, perché sono comunque di aiuto”.

 

Foto: © abhijith3747 - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 06/10/2016

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