Logo salute24

Giovani dentro: l’età biologica è scritta sul Dna

Il linguaggio in cui leggerla è quello della metilazione, una modificazione che sembra regolare geni associati all’invecchiamento

L’età biologica non è quella indicata sulla carta d’identità ma quella scritta sul Dna, e per leggerla è necessario conoscere un linguaggio particolare: la metilazione. A suggerire questo nuovo approccio è uno studio pubblicato su Genome Biology da un gruppo di ricercatori guidato da Bastiaan Heijmans, esperto del Centro Medico dell’Università di Leiden (Paesi Bassi), secondo cui la presenza di questa modificazione epigenetica in particolari siti del genoma potrebbe essere un indicatore affidabile proprio dell’età biologica.

 

Heijmans e collaboratori sono giunti a questa conclusione analizzando le variazioni della metilazione del Dna associate all’invecchiamento. Questa modificazione non altera la sequenza del Dna, ma ne regola l’espressione dando luogo a un fenomeno che è ritenuto giocare un ruolo fondamentale nel processo di invecchiamento. “Numerosi studi di popolazione condotti sull’uomo hanno dimostrato che variazioni nella metilazione del Dna (…) sono fortemente associati all’età cronologica”, spiegano Heijmans e colleghi sulle pagine di Genome Biology. Tuttavia, queste modifiche non sono necessariamente dei buoni indicatori dell’età biologica. Per questo i ricercatori hanno deciso di analizzare la variabilità di queste modifiche nella popolazione anziana.

 

Leggi anche: Età biologica, per alcuni è diversa da quella anagrafica.

 

Ne è emerso durante l’invecchiamento che non tutti i siti coinvolti in questo meccanismo vengono metilati allo stesso modo in tutti gli individui, e che quelli la cui metilazione varia di più da individuo a individuo sono strettamente associati a geni a loro volta associati da studi preliminari al processo di invecchiamento. Le differenze possono essere talmente elevate che alcuni anziani possono vantare un Dna metilato come quello di un venticinquenne.

 

In questi anziani alcuni geni associati all’invecchiamento sono risultati molto meno attivi. “Crediamo che potremmo aver colto il processo di invecchiamento in azione - spiega Heijmans - la deregolazione del Dna che abbiamo scoperto va a braccetto con una maggiore attivazione di geni che provano continuamente a riparare i danni cellulari”.

 

Il passo successivo che i ricercatori intendono compiere è verificare se queste persone godono più a lungo di uno stato di salute migliore. “Ovviamente la salute dipende da molto più che dalla sola regolazione del nostro DNA - precisa Heijmans - Ma pensiamo che la deregolazione del DNA sia un processo fondamentale che potrebbe spingere il rischio di diverse malattie nella direzione sbagliata”. Il fenomeno potrebbe riguardare anche il cancro. “Nelle cellule tumorali - spiega l’esperto - abbiamo rilevato cambiamenti nella regolazione del DNA negli stessi siti come se le differenze che compaiono con l’invecchiamento fossero un precursore della malattia. Perciò vogliamo studiare se l’alterazione della regolazione del DNA aumenta il rischio di [sviluppare] diverse forme di cancro e se, viceversa, un DNA ‘giovane’ è protettivo”.

 

Foto: © Monkey Business - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 28/09/2016