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Bibite zuccherate, dall'Oms arriva il sì alla tassa

Ridurrebbe i consumi e, di conseguenza, l'incidenza di obesità, diabete e carie

Una tassa sulle bibite zuccherate potrebbe aiutare a proteggere la salute della popolazione dalla minaccia di obesità, diabete e carie? La possibilità che i governi ricorrano ad un simile provvedimento ha già acceso intensi dibattiti in passato, e oggi l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) li riaccende con il suo rapporto “Fiscal policies for Diet and Prevention of Noncommunicable Diseases (NCDs)”, secondo cui tassare bevande di questo tipo potrebbe davvero abbassarne il consumo e, di conseguenza, ridurre proprio l’obesità, il diabete di tipo 2 e la carie.

 

Il rapporto - frutto delle considerazioni emerse da un convegno tecnico di esperti mondiali, dalle riflessioni di un gruppo di esperti interpellato dalla stessa Oms nel 2015 e dallo scrutinio di 11 recenti analisi sistematiche concentrate sull’efficacia di provvedimenti fiscali mirati al miglioramento dell’alimentazione e alla prevenzione delle malattie non trasmissibili - ha infatti svelato che le politiche fiscali che portano a un aumento minimo del 20% del prezzo al dettaglio delle bibite zuccherate porterebbe a una riduzione proporzionale nel loro consumo. Ciò corrisponderebbe a una riduzione dell’assunzione di zuccheri semplici (dai monosaccardi - come il glucosio e il fruttosio - ai disaccaridi - come il saccarosio, cioè il comune zucchero da tavola) e di calorie; di conseguenza l’alimentazione della popolazione migliorerebbe dal punto di vista nutrizionale e ci sarebbero meno persone alle prese con il sovrappeso, l’obesità, il diabete e la carie.

 

Come ha infatti sottolineato Douglas Bettcher, direttore del Dipartimento di Prevenzione delle Malattie Non Trasmissibili dell’Oms, “il consumo di zuccheri semplici, inclusi prodotti come le bevande zuccherate, è un importante fattore nell’aumento globale del numero di persone che soffrono di obesità e diabete”. Per questo come ha spiegato Francesco Branca, direttore del Dipartimento di Nutrizione per la Salute e lo Sviluppo dell’Organizzazione, “l’Oms raccomanda che le persone che consumano zuccheri semplici mantengano la loro assunzione al di sotto del 10% del loro fabbisogno calorico totale, e che lo riducano a meno del 5% per avere ulteriori benefici in termini di salute. Ciò equivale a meno di una singola porzione al giorno (almeno 250 ml) delle bibite zuccherate comunemente consumate”.

 

Bettcher ha anche ricordato come oltre a migliorare la qualità della vita della popolazione e a salvare gli individui alle prese con i problemi di salute associati all’assunzione eccessiva di questi nutrienti una tassa sulle bibite zuccherate potrebbe anche portare a tagli nei costi dell’assistenza sanitaria e ad aumenti delle entrate che possono essere investite in servizi sanitari. Secondo il rapporto tutto ciò potrebbe essere raggiunto con politiche fiscali che colpiscono sia le bevande che i cibi per cui esistono alternative più salutari; al momento, infatti, quelli ricchi di zuccheri semplici rappresentano solo una fonte di calorie non necessarie a chi le assume, soprattutto bambini, adolescenti e giovani adulti. Fortunatamente, però, i giovani e i più assidui consumatori di cibi e bevande poco salutari sono fra le persone sulle quali i cambiamenti dei prezzi dei generi alimentari hanno il maggiore effetto, e che potrebbero quindi trarne i maggiori benefici.

 

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Attualmente nel mondo esistono già esempi di tassazione di generi alimentari considerati poco salutari. In Messico, ad esempio, esiste un’accisa sulle bibite analcoliche con zuccheri aggiunti, mentre l’Ungheria ha imposto una tassa sui prodotti confezionati ad elevato contenuto di zuccheri, sale o caffeina. Altre nazioni - come le Filippine, il Sud Africa e il Regno Unito - hanno invece annunciato di essere intenzionate ad imporre delle tasse proprio sulle bibite zuccherate.

 

Foto: Pixabay 

di Silvia Soligon
Pubblicato il 14/10/2016