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Chirurgia robotica, efficace nel trattamento del cancro alla prostata

Siu: va rivista la distribuzione dei robot Da Vinci in Italia

La chirurgia robotica è efficace nel trattamento del cancro alla prostata. In alcune  situazioni cliniche è anche preferibile alla mano dell’uomo. Lo affermano gli esperti riuniti durante l’89° Congresso nazionale della Società italiana di urologia (Siu), che si è tenuto a Venezia dal 15 al 18 ottobre. Gli specialisti evidenziano il robot-chirurgo Da Vinci è veloce, preciso e affidabile. Inoltre, è anche capace di preservare l’attività sessuale del paziente, almeno nei casi meno gravi e nei soggetti più giovani. Tuttavia, su 81 robot Da Vinci presenti in Italia, la maggior parte si trova al Nord. In Lombardia, per esempio, ce ne sono 21, mentre in Sicilia soltanto uno. In Molise, poi, non ne è presente neanche uno. Questa differenza di distribuzione sul territorio, secondo gli specialisti, costringe centinaia di pazienti a spostarsi dalla propria Regione per sottoporsi all’intervento.

 

“I robot-chirurghi installati in Italia complessivamente sono sufficienti alle esigenze dei pazienti italiani – sottolinea Vincenzo Mirone, Segretario generale della Siu –. Il problema è la distribuzione a macchia di leopardo e la notevole differenza fra Sud e Nord del Paese. Al Nord i robot sono ben 43, al centro 25 di cui 11 in Toscana, al Sud e nelle isole appena 15, di cui 9 dislocati fra Campania e Puglia. In una situazione simile è chiaro che si favorisce la migrazione sanitaria dei malati per i quali l’intervento robotico è più indicato, con un aggravio considerevole di costi sanitari. Va anche detto che non è pensabile installare un robot-chirurgo Da Vinci in tutti i reparti di urologia: la macchina costa da 1,5 a 2,7 milioni di euro e per ogni intervento, soltanto per i materiali d’uso, si spendono circa 4-5000 euro a cui aggiungere i costi ospedalieri. È ragionevole utilizzarlo se si possono sostenere oltre 350 interventi all’anno”. 

 

Gli esperti evidenziano, quindi, la necessità di redistribuire la ripartizione dei robot, perché si tratta di dispositivi precisi ed efficaci, estremamente utili duranti gli interventi chirurgici. Precisano che, grazie a una telecamera 3D ad alto ingrandimento, inserita nell’addome del paziente attraverso una micro-incisione, il chirurgo può osservare il campo operatorio con estrema chiarezza. Può anche muoversi con precisione e in tutte le direzioni - anche quelle che sarebbero precluse alla mano umana – per mezzo dei tre bracci robotici, che sono guidati dal chirurgo tramite una console esterna. Un doppio sistema di sicurezza, inoltre, assicura la continua funzionalità del robot, senza interruzioni e senza margine di errore. 

 

Oggi il robot Da Vinci viene utilizzato nell’80% degli interventi eseguiti negli Stati Uniti, ma il suo impiego è in costante crescita anche in Europa. La sua efficacia è stata confermata da un recente studio pubblicato sulla rivista The Lancet, che ha confrontato gli esiti della chirurgia robotica e della chirurgia aperta in pazienti operati per cancro alla prostata. I risultati in termini oncologici sono molto simili, ma la chirurgia robotica risulta più precisa.

 

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“L’intervento robotico però è più rapido e così preciso da azzerare di fatto il rischio di recidive, perché grazie a una visione amplificata del campo operatorio ci si assicura che venga asportato tutto il tessuto malato – spiega il dottor Mirone –. Le incisioni più piccole non solo causano meno sanguinamento e meno dolore post operatorio, ma restano molto meno visibili; tutto ciò consente anche una degenza più breve e un ritorno più rapido alle normali attività”. 

 

“La chirurgia robotica dà ottimi risultati in termini di sopravvivenza libera da malattia e di esiti funzionali, come la continenza e la capacità di mantenere una buona erezione – prosegue l'esperto -. La tecnica robotica rispetta infatti lo sfintere urinario e ricostruisce l’uretra, evitando l’incontinenza che invece è un problema per il 5% dei pazienti operati a cielo aperto. Inoltre, grazie a una maggior capacità di risparmiare i fasci nervosi che regolano l’erezione, la chirurgia robotica offre i migliori risultati nei pazienti con tumore alla prostata che hanno ancora un’erezione efficiente e vogliono conservarla per una vita sessuale soddisfacente anche dopo l’intervento, per esempio gli uomini più giovani; con la chirurgia a cielo aperto la probabilità di deficit erettivi arriva al 60% nel primo anno dall’intervento”. 

 

Il robot Da Vinci viene utilizzato per operare anche altri pazienti oncologici: “Il tumore alla prostata, che ogni anno conta ben 36.000 nuovi casi ogni anno nel nostro Paese, con 7 mila decessi, non è peraltro l’unica situazione in cui il robot-chirurgo si sta rivelando efficace: è utilizzato sempre più spesso anche per il cancro al rene, se le dimensioni del tumore sono comprese fra i 3 e i 7 centimetri ed è possibile una resezione parziale del rene – conclude Mirone -. Non è indicato invece in caso di iperplasia prostatica benigna per i costi molto elevati dell’intervento robotico, tuttora riservato ai pazienti con neoplasie dove l’estrema precisione è un grosso valore aggiunto: soltanto nei grandi centri statunitensi con un enorme volume di pazienti il robot-chirurgo viene utilizzato anche per rimuovere la prostata in assenza di un tumore”. 

 

Foto: © Kadmy - Fotolia.com

di n.c.
Pubblicato il 20/10/2016