Logo salute24

Resistenza agli antibiotici, ecco la soluzione del diavolo della Tasmania

Produce molecole in grado di uccidere anche lo stafilococco meticillina-resistente. Lo studio

La lotta contro la resistenza agli antibiotici potrebbe passare da alcune molecole presenti nel latte del diavolo della Tasmania. A suggerirlo è uno studio pubblicato su Scientific Reports in cui un gruppo di ricercatori guidato da Emma Peel, dottoranda dell’Università di Sydney (Australia) ha identificato 6 peptidi (piccole molecole di natura proteica) simili a quelli presenti nel latte di altri marsupiali e in grado di uccidere microbi che resistono agli attuali trattamenti antibiotici, incluso il temuto stafilococco aureo meticillina-resistente (Methicillin-resistant Staphylococcus aureus - Mrsa).

 

Peel e colleghi hanno identificato questi peptidi - detti catelicidine - scandagliando il genoma del diavolo della Tasmania. In seguito li hanno riprodotti in laboratorio e li hanno testati su 25 tipi di batteri e 6 tipi di funghi. “Questi peptidi sono attivi contro patogeni identificati nel microbioma del marsupio - spiegano i ricercatori - Delle 6 catelicidine caratterizzate, Saha-CATH5 e 6 hanno un’attività antibatterica ad ampio spettro e riescono ad uccidere patogeni umani problematici inclusi S. aureus meticillina-resistente ed E. faecalis vancomicina resistente, mentre Saha-CATH3 è attivo contro i funghi”. Per di più Saha-CATH5 e 6 sono risultati tossici per cellule umane coltivate in laboratorio solo a dosi superiori di oltre 7 volte rispetto alla concentrazione necessaria per uccidere i patogeni.

 

Secondo i ricercatori i diavoli della Tasmania avrebbero sviluppato questa miscela di peptidi per favorire la crescita in salute dei loro piccoli, che per i primi 4 mesi dopo la nascita devono vivere in un ambiente relativamente sporco - quello del marsupio. Ora l’identificazione di queste molecole potrebbe portare alla messa a punto di nuovi trattamenti che mimando il loro effetto aiutino a sorpassare il problema l’antibiotico-resistenza nei batteri che possono infettare l’organismo umano. I ricercatori sono già al lavoro e hanno già iniziato a studiare anche le molecole presenti nel latte del koala.

 

Foto: Pixabay 

 

di s.s.
Pubblicato il 22/05/2018

potrebbe interessarti anche: