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Cervello, scoperto l'effetto dei placebo

Identificata la regione cerebrale responsabile del fenomeno

Quando una sostanza che non dovrebbe esercitare un particolare beneficio sull'organismo risulta efficace come un farmaco quello con cui si ha a che fare è il noto “effetto placebo”. Ma come è possibile? Oggi un nuovo studio pubblicato su PLoS Biology aggiunge una tessera al mosaico delle informazioni disponibili sul tema: i placebo influenzano l'attività di una specifica regione del cervello localizzata all'interno del cosiddetto giro frontale medio.

 

I ricercatori della Northwestern University di Chicago lo hanno scoperto combinando a studi clinici su pazienti con dolore cronico associato ad artrosi del ginocchio analisi di risonanza magnetica funzionale. Le informazioni raccolte hanno permesso sia di scoprire che i placebo possono avere un forte effetto analgesico in oltre il 50% dei pazienti che li assume, sia di identificare la regione cerebrale responsabile di questo effetto e di confermare il suo coinvolgimento nel fenomeno.

 

Gli studi condotti in passato sull'effetto placebo avevano coinvolto principalmente partecipanti sani e in condizioni sperimentali controllate; i risultati ottenuti non potevano quindi essere immediatamente traslati nella pratica clinica. Questo nuovo approccio potrebbe però cambiare la situazione. “Permetterà ai medici di vedere quale parte del cervello è attivata durante il dolore provato da un singolo individuo e scegliere il farmaco specifico per bersagliare questo punto”, ipotizza Vania Apkarian, coresponsabile dello studio. In questo modo potrebbe essere ridotti sia l'uso di terapie inefficaci che quello di oppiodi; anche la durata e l'intensità delle sofferenze provate da chi convive con il dolore potrebbero diminuire significativamente.

 

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“Dato l'enorme pedaggio che la società deve pagare per il dolore cronico – sottolinea Marwan Baliki, responsabile dello studio insieme ad Apkarian – essere in grado di predire chi risponderà al placebo in una popolazione affetta da dolore cronico potrebbe aiutare sia a mettere a punto una medicina personalizzata che ad aumentare il successo degli studi clinici”.

 

Foto: © Piotr Marcinski - Fotolia.com

di red.
Pubblicato il 11/10/2017