Logo salute24

Dolore pelvico cronico, colpisce 7,8 milioni di italiane

Prima di rivolgersi al medico, le donne attendono in media sette mesi

Sono 7,8 milioni le italiane affette da dolore pelvico cronico. Generalmente questo disturbo viene percepito come una puntura di spilli, una coltellata, una martellata o un bruciore intenso. Per chi ne soffre può essere debilitante e può influire negativamente su diversi aspetti della vita quotidiana, a partire da umore e rapporto di coppia. Lo evidenzia un’indagine condotta da Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna) su un campione di 600 donne italiane di età compresa tra 18 e 50 anni. 

 

La ricerca sottolinea che il 46% delle pazienti è stata visitata da due medici prima di ottenere una diagnosi. Al 30%, invece, il disturbo è stato diagnosticato dopo aver consultato tre o più figure mediche. Il primo medico interpellato, in genere, è il medico di famiglia, anche se il ginecologo resta lo specialista di riferimento per il trattamento di questa malattia. Viene, infatti, consultato da 7 donne su 10. Ma le donne ci mettono un po’ di tempo prima di rivolgersi al medico: tra la comparsa dei sintomi e il primo consulto in media trascorrono sette mesi.

 

Leggi anche: Dolore pelvico, che fare? "Il baricentro del corpo si può rieducare"

 

“Il dolore pelvico impatta fortemente sin dall’inizio su molteplici dimensioni della vita quotidiana delle donne, come umore (48%) e intimità di coppia (48%) - spiega Francesca Merzagora, Presidente di Onda -. Il dolore viene paragonato da chi ne soffre per lo più alla puntura di tanti spilli (17%), a una coltellata (12%), a un martello che picchia (10%) o un fuoco che brucia dentro (10%). È considerato quindi come qualcosa di pervadente, che genera nervosismo, che intacca la felicità della donna, la fa sentire a disagio, stanca e depressa. Nonostante questo la donna spesso tarda ad andare dal medico. Trascorrono infatti 7 mesi tra la comparsa dei sintomi e il primo consulto”.

 

L’indagine rivela che per il 40% delle intervistate internet rappresenta la prima fonte di informazione. Inoltre, 9 pazienti su 10 esprimono il desiderio di approfondire la conoscenza della malattia. “Risulta fondamentale però rivolgersi a strutture specializzate – puntualizza la dottoressa Merzagora -, gestite da équipe multidisciplinari, composte da diverse e specifiche figure professionali tra loro complementari, in grado di cogliere, attraverso un approccio globale, tutti gli aspetti che la complessità di questa patologia tende a generare, indagando tutte le possibili cause e per individuare le misure terapeutiche più indicate”.


Foto: © Bartlomiej Zyczynski - Fotolia.com

di redazione
Pubblicato il 03/11/2016

potrebbe interessarti anche: