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Cuore: meglio stent o bypass? Sono entrambi efficaci

Ma solo i due terzi dei pazienti possono scegliere se eseguire un trattamento o l’altro

Chi soffre di una cardiopatia ischemica può sottoporsi sia a un intervento cardiochirurgico di bypass, sia al trattamento con stent medicato. Entrambe queste operazioni, infatti, sono sicure ed efficaci. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine da un team internazionale di ricercatori diretto da Gregg W. Stone, del Columbia University Medical Center di New York (Usa). Secondo gli esperti, il rischio di andare incontro a ictus, infarto e decesso a tre anni di distanza dall’intervento è pari al 15% in tutti e due i casi.

 

“Il nostro studio dimostra che per i pazienti con coronaropatia sinistra che preferiscono un approccio terapeutico meno invasivo – osserva il professor Stone -, le tecniche di stenting medicato danno risultati sovrapponibili a quelle della cardiochirurgia con bypass per almeno tre anni, e inizialmente risultano più sicure e presentano meno complicanze”.

 

Gli scienziati hanno coinvolto 1.905 pazienti affetti da problemi ostruttivi dell'arteria coronarica sinistra, che sono stati ricoverati in 126 cliniche localizzate in 17 Paesi diversi. Fra i partecipanti, 948 sono stati trattati con stenting medicato con Everolimus, mentre 957  sono andati incontro a un intervento chirurgico di bypass aorto-coronarico. I ricercatori hanno quindi confrontato i dati relativi alla sopravvivenza e all'incidenza di ictus e infarto del miocardio a tre anni di distanza da entrambi i trattamenti. Inoltre, hanno rilevato le complicazioni più ricorrenti fra tutti i pazienti nei trenta giorni successivi all’operazione.

 

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Al termine dell’indagine, è emerso che entrambi gli interventi possono essere considerati sicuri ed efficaci. A distanza di tre anni, l’incidenza di ictus, attacchi di cuore e decessi era infatti pari a circa il 15% in entrambi i gruppi di studio. Pertanto, secondo gli esperti, gli effetti del trattamento con stent medicato erano equiparabili a quelli del trattamento cardiochirurgico di bypass. Inoltre, gli studiosi hanno osservato che dopo un mese dall’intervento, l’impiego di stent determinava meno complicaze.

 

I ricercatori precisano, tuttavia, che le procedure di stenting medicato e l'intervento chirurgico di rivascolarizzazione miocardico con by pass aorto-coronarico possono essere considerati equivalenti solo per un gruppo selezionato di pazienti, con caratteristiche ben definite. Per i pazienti che presentano un quadro complesso o una patologia severa la tecnica di riferimento resta l'intervento chirurgico di by pass.

 

“Il nostro studio evidenzia che la tecnica di stenting rappresenta un’alternativa valida o preferibile alla cardiochirurgia per i pazienti che presentano una patologia ostruttiva dell'arteria coronarica sinistra e una compromissione bassa o moderata delle rimanenti tre arterie coronariche (che costituiscono circa due terzi della totalità dei malati) – conclude l’esperto -. Anche se il bypass è ancora considerato la procedura con maggiori risulti a lungo termine, il trattamento con approccio percutaneo dovrebbe essere preferito da medici e pazienti perché offre una rapida ripresa, causa poche complicanze e necessita di tempi di degenza più brevi”.

 

Foto: © Dmytro Tolokonov - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 07/11/2016

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