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Occhi, nuovo test misura con precisione la pressione oculare

L’impiego di questa tecnica potrebbe prevenire la perdita della vista negli anziani

Dopo aver eseguito l’intervento chirurgico per cataratta, impiegare un test capace di misurare con precisione la pressione oculare potrebbe proteggere il paziente dallo sviluppo di complicanze. In particolare, potrebbe prevenire l’insorgenza di diversi disturbi visivi, a partire dall’edema maculare cistoide fino alla perdita della vista. È quanto emerge da uno studio presentato durante il 41° Congresso annuale dell’Indonesian ophthalmologists association (Ioa), che si è svolto da 29 settembre al 1° ottobre a Giacarta (Indonesia), dai ricercatori della University of Missouri School of Medicine di Columbia (Usa). 

 

La complicanza più comune dell’intervento per cataratta è l'alta pressione oculare, una condizione che può causare gonfiore e altri disturbi, fino a provocare la perdita della vista e la cecità. “L'attuale standard di cura dopo l'intervento di cataratta è quello di riempire l'occhio con una soluzione salina e di toccare con un cotton fioc per osservare se è troppo rigido, troppo morbido o se ha la giusta consistenza – osserva John Jarstad, che ha diretto lo studio -. Questa valutazione risulta approssimativa e spesso imprecisa, per cui in realtà i pazienti potrebbero avere una pressione del fluido oculare maggiore di quanto creda il chirurgo. Noi utilizziamo, invece, un dispositivo chiamato ‘tonometro’ per misurare con precisione la pressione oculare”.

 

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Gli scienziati precisano che il tonometro è un dispositivo elettronico, diretto a misurare la pressione dell’occhio, che viene spesso utilizzato in ambito clinico, ma raramente in ambito chirurgico. Per verificarne l’efficacia anche in sala operatoria, i ricercatori hanno esaminato con questo strumento la pressione oculare di 170 persone che avevano subito un intervento per cataratta. Al termine dell’indagine, hanno scoperto che grazie all’impiego del tonometro, i pazienti correvano un rischio da 2,5 a 4 volte più basso di sviluppare l’edema maculare cistoide, una malattia caratterizzata dall’accumulo di fluido in numerosi spazi (cisti) nella macula, la zona centrale della retina.

 

Il dottor Jarstad spiega che la pressione oculare normale è compresa tra 16 e 21 mmHg (millimetri di mercurio). Quando sale, nella maggior parte dei casi si risolve in pochi giorni senza problema, ma se raggiunge livelli troppo elevati, può causare danni permanenti alla vista. “Dopo aver constatato che molti individui sono diventati ciechi a causa dell’alta pressione oculare, ho cercato un indicatore migliore, più accurato - racconta Jarstad -. Consiglio quindi ai chirurghi di adottare questa pratica per il bene dei loro pazienti. Non vi è alcun costo aggiuntivo per i malati, e se questo metodo permette di salvare la vista anche a un solo paziente, vale la pena che tutti i medici lo utilizzino durante gli interventi chirurgici”.

 

Foto: © abhijith3747 - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 16/02/2017

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