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Gene del linguaggio: non solo umano?

Si chiama Foxp2 e regola la produzione di parole

Il linguaggio di topi e umani ha qualcosa in comune: dipende dallo stesso gene. Questo tratto di Dna, chiamato Foxp2 (Forkhead box P2), sarebbe infatti implicato non solo nello sviluppo delle abilità linguistiche degli uomini, ma anche in quello dei roditori. Lo sostengono gli scienziati  della Duke University di Durham (Usa) in uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Behavioral Neuroscience. 

 

Studi precedenti avevano evidenziato che Foxp2 regola la produzione delle parole negli umani. Inoltre, avevano dimostrato che gli individui che possiedono una mutazione di questo gene sperimentano difficoltà nella formulazione delle sillabe complesse e nella costruzione di frasi articolate. Nel corso della ricerca, gli autori amenricani hanno analizzato le capacità di vocalizzazione di un gruppo di 50 topi maschi adulti. In particolare, 26 esemplari erano dotati della mutazione di Foxp2, mentre gli altri 24 ne possedevano la versione normale.

 

Tutti i roditori sono stati inseriti in contesti diversi: all’interno di un ambiente in cui c’era un esemplare femmina; in un ambiente in cui era presente soltanto l’urina di una femmina; in compagnia di una femmina addormentata o in compagnia di un maschio addormentato. L’obiettivo di tutti questi esperimenti era quello di verificare se la carenza di Foxp2 influenzasse le capacità comunicative dei topi.

 

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Al termine dell’indagine è emerso che i roditori affetti dalla mutazione genetica avevano difficoltà a produrre vocalizzazioni complesse, mentre gli altri le emettevano con facilità. La differenza è stata più rilevante nel contesto in cui i topi si trovavano in presenza di una femmina sveglia: in questa circostanza, infatti, gli animali con la versione normale di Foxp2 riuscivano a produrre suoni complessi tre volte più facilmente degli altri. 

 

Gli scienziati hanno anche scansionato il cervello di tutti i topi. Hanno così scoperto che i motoneuroni collegati alle corde vocali erano diffusi maggiormente nella corteccia cerebrale dei topi affetti dalla mutazione. Questo, secondo gli esperti, dimostrerebbe che il gene influenza non solo il funzionamento, ma anche il posizionamento dei neuroni connessi alla comunicazione, sia nei topi, sia negli esseri umani. “Crediamo che Foxp2 avesse un ruolo preesistente nella regolazione della comunicazione vocale – osserva Erich D. Jarvis, che ha coordinato lo studio –, già prima che il linguaggio umano si evolvesse”.

 

Foto:  © andreap - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 19/12/2016