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Demenza, giocare a un videogame contribuisce a combatterla

Un team di ricercatori britannici ha sviluppato “Sea Hero Quest”, che punta ad approfondire la conoscenza delle capacità di orientarsi nello spazio

É possibile contribuire a combattere la demenza combattendo i mostri marini in un videogioco per smartphone e tablet. Lo spiegano i ricercatori britannici della University of East Anglia di Norwich, dell’University College di Londra edell'Alzheimer's Research del Regno Unito, che hanno sviluppato “Sea Hero Quest”. Si tratta di un videogame scaricabile sui dispositivi mobili, che è stato creato per aiutare gli scienziati a migliorare la diagnosi precoce della malattia e a identificare una possibile cura. 

 

Gli sviluppatori spiegano che l’obiettivo del gioco è di raccogliere dati sufficienti per contribuire a comprendere il modo in cui i processi di navigazione spaziale umana variano tra uomini e donne e tra giovani e anziani. Evidenziano, infatti, che uno dei primi sintomi della demenza è proprio la perdita della capacità di orientarsi nello spazio. Il videogioco descrive il viaggio di un anziano ex-esploratore del mare che ha perso i suoi ricordi. È costituito da tre attività principali: navigare attraverso i labirinti, sparare segnali luminosi per mettere alla prova l'orientamento dei giocatori e inseguire creature per scattarne delle foto. Gli scienziati spiegano che ogni elemento del gioco è stato concepito per essere divertente e, al tempo stesso, scientificamente valido. 

 

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Il videogame è stato lanciato a maggio ed è già stato utilizzato da 2,5 milioni di persone residenti in tutto il mondo: questo ha reso l’indagine il maggior studio sulla demenza della storia. Gli esperti precisano che due minuti di partita generano, infatti, una quantità di dati equivalente a quella prodotta da cinque ore di ricerca tradizionale. Fino a questo momento, quindi, Sea Hero Quest ha permesso di collezionare 63 anni di gioco, generando 9.500 anni di dati sulla demenza.

 

I risultati ottenuti hanno permesso di scoprire che esistono differenze significative nelle strategie di orientamento messe in atto da uomini e donne. Inoltre, hanno evidenziato che la capacità di orientarsi nello spazio comincia a diminuire a partire dai 19 anni. Questo contrasta con i risultati di studi precedenti, che suggerivano che il declino iniziasse molto più tardi. Per esempio, è emerso che le probabilità che i diciannovenni riuscissero a colpire con precisione un bersaglio nel gioco era pari al 74%, mentre quella dei giocatori di 75 anni era pari al 46%. Nelle persone affette da demenza, la perdita della consapevolezza spaziale si verifica con maggiore velocità. Di conseguenza, il videogioco potrebbe aiutare a individuare i sintomi della condizione neurologica prima dell’insorgenza dei deficit mnemonici, favorendo la diagnosi precoce e il trattamento dei pazienti. 

 

Foto: © peshkova - Fotolia

di Nadia Comerci
Pubblicato il 18/11/2016

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