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Perdita dei denti, interessa 19 milioni di italiani

Più di uno su quattro sceglie di non reintegrarli

Sono circa 19 milioni gli italiani di età compresa tra 40 e 75 anni che non possiedono più tutti i denti naturali. Il 70% ha perso almeno un dente, mentre uno su quattro ne ha perso almeno 8. In media, i 40-44enni ne hanno perduti 4, mentre i 65-75enni 10. È quanto emerge da un’indagine condotta da Doxa per conto dell’Accademia italiana di odontoiatria protesica (Aiop), che ha coinvolto 800 cittadini italiani di età superiore a 40 anni. Secondo l’indagine, soltanto il 30% degli italiani di questa fascia d’età possiede ancora tutti i denti naturali. 

 

“La perdita dei denti naturali è un fenomeno pervasivo tra gli italiani over 40, al punto da poterlo definire un vero problema di salute pubblica – osserva Massimo Sumberesi, Head of Doxa Marketing Advice -. Al 70% degli intervistati manca almeno un dente: in media, i 40-44enni ne hanno persi 4 e i 65-75enni 10. Proprio nel segmento più agé si riscontra la situazione più critica, con un numero medio di denti naturali residui inferiore a 20”. 

 

L’indagine evidenzia che al 43% dei soggetti tra i 65 e i 75 anni restano al massimo 20 denti naturali, ma anche al 25% dei 55-64enni e al 13% dei 40-54enni. Il 15% degli over 65, invece, ne è del tutto privo. Per il 77% degli intervistati perdere i denti rappresenta un evento molto traumatico, soprattutto se riguarda quelli anteriori. Fra le conseguenze negative più citate, c’è la difficoltà di masticazione (33%), il senso di vergogna (23%), i problemi digestivi (22%), la tendenza all’isolamento (15%), la minore autostima, la difficoltà nel parlare (9%), i disturbi mentali e cognitivi (6%). Tuttavia, il 27% del campione non è intervenuto per ripristinare gli elementi mancanti. La metà dichiara di "non averne sentito la necessità”, ma su questa scelta influiscono anche gli aspetti economici (28%) e il timore di provare dolore (17%).

 

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“In generale, giocano un ruolo differenziale l’età e la scolarità del campione: più aumentano gli anni e diminuisce il livello di istruzione, più i soggetti tendono a trascurare il problema – prosegue l’esperto -. La nostra indagine ha rilevato che gli anziani e le persone culturalmente meno evolute sono anche più fatalisti e rassegnati nei confronti dell’edentulia. Paradossalmente, chi ha meno denti si sottopone anche con minore frequenza a visite di controllo. Nel complesso, sebbene la maggioranza degli interpellati dichiari che la perdita della dentatura si possa prevenire, i comportamenti messi in atto non sempre sono coerenti e corretti, ai fini di una reale prevenzione”.

 

Tra chi ha scelto di rimpiazzare i denti mancanti. le protesi più diffuse sono i ponti (42%) e gli impianti (38%), mentre scheletrati (13%) e dentiere (8%) si riscontrano in particolare negli anziani. La quasi totalità dei pazienti (99%) ha preferito rivolgersi a un professionista in Italia – un fenomeno che sfatail mito dei viaggi nell’Est Europa per cure low lost. Il grado di soddisfazione è elevato sia per il lavoro del dentista (il 64% è “molto soddisfatto”), sia per la soluzione protesica utilizzata (“molto soddisfatto” il 60%), che mediamente dura da 11 anni.

 

Foto: © apops - Fotolia

di n.c.
Pubblicato il 05/12/2016