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Neuroni, riposano anche durante il giorno

Le cellule neuronali tendono a disattivarsi per risparmiare energia ed eliminare le sostanze nocive

I neuroni riposano non solo di notte, quando l’organismo dorme, ma anche durante il giorno. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Science dai ricercatori statunitensi della Stanford University, secondo cui le cellule neuronali ogni tanto avrebbero bisogno di disattivarsi e di schiacciare un “sonnellino”. Il motivo? In questo modo riuscirebbero a risparmiare energia e a ripulire il cervello dalle sostanze dannose.

 

Gli scienziati sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato l’attività cerebrale di alcune scimmie, mentre erano impegnate a osservare un segnale che ne modificava la visuale. In particolare, gli esperti hanno esaminato il comportamento di alcune colonne di neuroni, che formano i diversi strati della corteccia cerebrale, associate a determinate zone del campo visivo. Al termine dell’esperimento, hanno scoperto che i neuroni avrebbero la tendenza ad accendersi e a disattivarsi, passando alternativamente da uno stato di attivazione a uno di “spegnimento”.

 

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Secondo gli autori, il meccanismo individuato sarebbe responsabile del calo di attenzione sperimentato dalle scimmie: quando i neuroni si spegnevano, gli animali tendevano infatti a distrarsi. “Le scimmie erano molto brave a rilevare i cambiamenti quando i neuroni presenti nella colonna corrispondente alla zona del campo visivo erano attivi – spiega Tatiana A. Engel, che ha diretto lo studio -, mentre non lo erano quando quei neuroni risultavano spenti”. 

 

I ricercatori reputano che questo potrebbe avvenire anche negli umani e spiegherebbe il motivo per cui ogni tanto le persone tendono a distrarsi. Inoltre, suggeriscono che questo meccanismo potrebbe avere due scopi: servirebbe a risparmiare energia e a fare “pulizia” nel cervello. Spiegano, infatti, che quando i neuroni sono attivi producono alcuni sottoprodotti cellulari che potrebbero risultare nocivi. Di conseguenza, i momenti d’inattività servirebbero a eliminare i rifiuti neuronali.

 

Foto: © Sergey Nivens - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 18/01/2017

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