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Cervello: paura e memoria si controllano con il respiro

Attenzione, però: bisogna inspirare dal naso

Quando si respira si influenza l’attività del cervello. A dimostrarlo è uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience da un gruppo di ricercatori coordinato da Jay Gottfried e guidato da Christina Zelano, esperti di neurologia alla Feinberg School of Medicine della Northwestern University, negli Stati Uniti. Studiando il cervello di pazienti epilettici i ricercatori hanno infatti scoperto che quando si inspira viene stimolata l’attività di specifiche aree cerebrali, fra cui l’amigdala (zona associata alla rielaborazione delle emozioni, fra cui la paura) e l’ippocampo (area del cervello associata alla memoria), e grazie ad esperimenti ad hoc hanno dimostrato che inspirare dal naso aumenta la memoria e la risposta a stimoli associati alla paura.

 

Secondo gli autori dello studio la scoperta potrebbe significare che l’aumento del ritmo del respiro potrebbe essere vantaggioso quando ci si trova in una situazione di pericolo. “Se ci si trova in uno stato di panico il ritmo del respiro accelera - spiega Zelano - Di conseguenza si passerà in proporzione più tempo a inspirare rispetto a quando si è calmi. Quindi, la risposta innata dell’organismo alla paura con l’aumento della respirazione potrebbe avere un impatto positivo sulle funzioni cerebrali e tradursi in tempi di risposta più rapidi a segnali di pericolo dell’ambiente”.

 

I risultati ottenuti potrebbero inoltre aiutare a delucidare i meccanismi alla base degli effetti della meditazione e di tecniche di controllo del respiro. “Abbiamo scoperto che quando si inspira vengono stimolati neuroni nella corteccia olfattiva, nell’amigdala e nell’ippocampo, tutto attraverso il sistema limbico”, ricorda Zelano, secondo cui inspirare equivarrebbe in un certo senso a sincronizzare le oscillazioni cerebrali attraverso questo sistema, che è responsabile di funzioni variabili dalla memoria a breve termine alla regolazione delle emozioni e dell’umore.

 

Attenzione, però: un respiro non vale l’altro, e gli effetti osservati da Zelano e colleghi valgono solo nel caso in cui si inspira con il naso.

 

Foto: Pixabay

di Silvia Soligon
Pubblicato il 12/12/2016