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Cancro prostata, dimostrata efficacia di una nuova terapia non chirurgica

Il trattamento è destinato ai pazienti a basso rischio

Una nuova terapia non chirurgica potrebbe aiutare a sconfiggere il cancro alla prostata nei pazienti “a basso rischio”, ossia affetti da una forma di tumore poco aggressiva e di dimensioni ridotte. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology dagli scienziati dell’University College di Londra (Regno Unito), secondo cui il trattamento sarebbe in grado di eliminare le cellule tumorali senza danneggiare i tessuti sani.

 

Attualmente il trattamento consigliato agli uomini affetti da cancro alla prostata a basso rischio è la “sorveglianza attiva”, che prevede il monitoraggio della malattia attraverso esami specifici e controlli periodici. La terapia radicale, che comporta la rimozione chirurgica o la radioterapia, viene effettuata solo se la patologia si aggrava. Il ricorso a questi trattamenti è previsto solo per i tumori ad alto rischio, perché comporta significativi effetti collaterali a lungo termine, come incontinenza e problemi di erezione.

 

Nel corso della ricerca, gli autori britannici hanno esaminato l’efficacia della “terapia vascolare fotodinamica mirata” (Vtp), che è stata sviluppatadai ricercatori del Weizmann Institute of Science di Rehovot (Israele) in collaborazione con Steba Biotech. Il trattamento prevede l’iniezione di un farmaco sensibile alla luce, che viene introdotto all’interno del flusso sanguigno e, successivamente, viene attivato con un laser per distruggere il tessuto tumorale. La tecnica è stata sperimentata su 413 pazienti affetti da tumore alla prostata a basso rischio, residenti in dieci diversi paesi europei.

 

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Al termine dell’esperimento, è emerso che il 49% dei pazienti trattati con Vtp ha riportato la remissione completa della malattia, rispetto al 13,5% dei membri del gruppo di controllo, che erano stati sottoposti a sorveglianza attiva. Inoltre, solo il 6% dei pazienti trattati con Vtp ha dovuto sottoporsi a una terapia radicale rispetto al 30% dei soggetti sottoposti a sorveglianza attiva. Le probabilità che il cancro progredisse fino a raggiungere uno stadio più pericoloso sono stati tre volte inferiori nei pazienti trattati con Vtp. Infine, la nuova terapia ha raddoppiato il tempo medio della progressione, che è passato da 14 a 28 mesi. Gli studiosi hanno osservato che la Vtp presenta effetti collaterali, in particolare problemi urinari e di erezione, ma questi disturbi vengono risolti generalmente entro tre mesi e spariscono definitivamente a distanza di due anni dall’intervento.

 

“Questi risultati rappresentano un'ottima notizia per gli uomini affetti da cancro alla prostata localizzato, perché dimostrano che il trattamento può uccidere il cancro senza rimuovere o distruggere la prostata - spiega Mark Emberton, che ha guidato la ricerca -. Si tratta di un enorme passo in avanti per il trattamento del cancro alla prostata, che risente di un ritardo di decenni rispetto ad altri tumori solidi. La mancanza di complicazioni suggerisce che il protocollo della terapia è sicuro, efficace e relativamente facile da ampliare. Riteniamo, inoltre, che il trattamento risulterebbe di gran lunga più preciso se ripetuto oggi, dato che la tecnologia ha compiuto molta strada dal 2011, anno in cui è iniziato lo studio”.

 

Foto: © fotoliaxrender - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 19/01/2017

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