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Associazione tra immagine e odore, si coglie a partire dai 5 anni

I bimbi più piccoli non riescono a individuare il rapporto tra le informazioni olfattive e quelle visive

I bambini sviluppano la capacità di associare le immagini agli odori a partire dall’età di cinque anni. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista Developmental science dagli scienziati del Monell chemical senses center di Philadelphia (Usa), coordinati dalla ricercatrice italiana Valentina Parma, che lavora anche presso la Sissa di Trieste.

La ricerca ha coinvolto 140 bambini di età compresa tra 3 e 11 anni, che hanno partecipato all’esperimento durante una visita al museo per l’infanzia “Please touch museum” di Philadelphia. Gli autori hanno invitato i piccoli ad annusare per tre secondi uno dei seguenti odori: rosa, pesce o una sostanza priva di aromi. Subito dopo, hanno chiesto loro di osservare su uno schermo due fotografie appartenenti alla stessa persona, che in un’immagine aveva un’espressione felice, mentre nell'altra disgustata. I piccoli partecipanti avevano l’incarico di selezionarne una delle due foto e di esprimere una valutazione sul livello di gradevolezza dell’odore annusato.

 

Nel corso dell’indagine, i ricercatori hanno scoperto che i bimbi di età inferiore a 5 anni tendevano a scegliere il volto con l’espressione felice, a prescindere dall’odore appena sentito. A partire dall’età di 5 anni, invece, l'odore influenzava la scelta dei bambini: i volti felici erano associati agli aromi piacevoli, mentre quelli disgustati agli odori sgradevoli. Gli scienziati hanno osservato che le probabilità di scegliere l’associazione corretta aumentavano con il crescere dell’età dei ragazzini.

 

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“I nostri risultati dimostrano che, a partire dall'età di cinque anni, l'odore influenza le decisioni emotive dei bambini – spiega la dottoressa Parma -. Ora che siamo consapevoli del fatto che a partire dai cinque anni i bimbi utilizzano gli odori per prendere decisioni basate sulla sfera emotiva, potrebbe essere possibile utilizzare queste informazioni in contesti educativi per indirizzare il comportamento sociale”.

 

In particolare, secondo gli studiosi, la scoperta potrebbe essere applicata allo studio dei disturbi dello spettro autistico. Stimolare il senso dell'olfatto potrebbe, infatti, rappresentare uno strumento integrativo da associare alle opzioni di trattamento sociali ed emozionali.

 

Foto: © Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 29/12/2016

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