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Sniff test, facilita diagnosi precoce dell’Alzheimer

Impiegato insieme agli esami cognitivi, rende più accurata l’identificazione della demenza

Lo “sniff test”, o test dell'olfatto, potrebbe agevolare la diagnosi precoce dell’Alzheimer. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer’s Disease dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania di Philadelphia (Usa), secondo cui la perdita dell’olfatto rappresenterebbe uno dei primi sintomi della demenza. 

 

Nel corso dell’indagine, gli autori hanno sottoposto 728 anziani a una serie di esami neurologici. Sulla base dei risultati ottenuti nei test, gli esperti hanno suddiviso i volontari in tre gruppi: il primo era costituito da 262 persone ritenute affette da Alzheimer, il secondo da 174 soggetti che, secondo gli studiosi, soffrivano di deterioramento cognitivo lieve (Mci) – una condizione che precede la demenza -, mentre il terzo da 292 individui considerati in buona salute. Successivamente,, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di eseguire lo “Sniffin’ sticks odor identification test”, un esame diretto a misurare l’olfatto, che prevede l’identificazione di 16 odori differenti. 

 

Al termine dell’esperimento, gli scienziati hanno scoperto che il test olfattivo aveva confermato i risultati degli esami neurologici, rendendo più accurata la diagnosi di Alzheimer e Mci. Per esempio, i test cognitivi avevano classificato correttamente solo il 75% delle persone affette da deterioramento cognitivo lieve, ma quando sono stati aggiunti anche i risultati dello sniff test la percentuale è salita all’87%. Inoltre, la combinazione dei due tipi di esami ha consentito di stabilire con maggiore accuratezza a quale livello – più o meno grave – appartenessero le persone con Mci. Infine, ha anche permesso d’individuare in modo più preciso gli anziani sani e quelli affetti da Alzheimer. 

 

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“La diminuzione del senso dell'olfatto potrebbe essere utilizzata per identificare le persone a rischio anni prima di sviluppare la demenza – sostiene David R. Roalf, che ha coordinato la ricerca -. I nostri risultati suggeriscono che un semplice test olfattivo può rappresentare uno strumento integrativo utile per classificare clinicamente Mci e Alzheimer, e per identificare le persone che corrono un rischio più elevato di subire un peggioramento”.

 

Il passo successivo, spiegano i ricercatori, consisterà nel ridurre la durata del test, per renderne l’impiego maggiormente fruibile. “Speriamo di riuscire ad accorciare la durata dello Sniffin’ Sticks test, che normalmente richiede da 5 a 8 minuti, fino a circa 3 minuti, e di poter dimostrare l'utilità del test più breve nella diagnosi di Mci e demenza – conclude Roalf -. Pensiamo che questo incoraggerà l’impiego di questo tipo di screening nelle cliniche neurologiche”.


Foto: © Syda Productions - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 22/12/2016