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Infarto, arresto o scompenso? Ecco le differenze

Lo scompenso può portare a infarto. E l'infarto può causare un arresto. Come e perché colpiscono?

A uccidere gli italiani sono soprattutto le malattie cardiovascolari. A testimoniarlo sono le statistiche diffuse dall'Istituto Superiore di Sanità, secondo cui queste patologie sono responsabili del 44% dei decessi registrati nel Bel Paese. La situazione non è diversa nel resto del mondo, dove le malattie che colpiscono cuore e arterie causano ogni anno più di 17 milioni di decessi. Spesso se ne sente parlare in termini di infarto, ad esempio nelle cronache della morte di Carrie Fisher, attrice celebre per l'interpretazione della principessa Leila nella saga 'Guerre Stellari'. Altre volte, invece, si sente far riferimento allo scompenso o all'arresto cardiaco. Quali sono le differenze fra questi problemi cardiovascolari?

 

In realtà l'arresto cardiaco può essere una conseguenza dell'infarto. Mentre però quest'ultimo è un'interruzione del flusso di sangue al muscolo cardiaco, l'arresto è un problema di natura elettrica che porta all'interruzione improvvisa del battito del cuore. A compromettere l'attività elettrica dell'organo possono essere sia l'infarto che anomalie del ritmo cardiaco o fattori genetici; il battito si interrompe improvvisamente, senza preavvisi, causando collassi e mettendo in pericolo la vita.

 

Anche l'infarto può essere fatale. Qualora non lo fosse resta comunque importante allertare i soccorsi in presenza dei suoi sintomi, fra cui sono inclusi fastidi e dolore al petto, sensazione di avere la testa leggera, dolore a collo, mascella, schiena, spalle o braccia, fiato corto e nausea o vomito. A causarli potrebbe essere proprio l'interruzione del flusso del sangue al cuore, evento promosso da fattori come l'aterosclerosi, il fumo, l'uso di droghe o, più raramente, la lacerazione di un'arteria.

 

Lo scompenso cardiaco è invece caratterizzato dall'incapacità del cuore di pompare il sangue in modo efficiente. A causarlo possono essere l'ipertensione, il diabete, l'obesità o una malattia coronarica. In sua presenza si può arrivare a una vera e propria congestione della circolazione del sangue; questa condizione (detta scompenso cardiaco congestizio) compromette la funzionalità renale, porta alla formazione di edemi ed espone al rischio di accumulo di liquido nei polmoni.

 

Trattare lo scompenso cardiaco in modo adeguato aiuta anche a prevenire l'infarto, con notevoli potenziali benefici sia a livello individuale che in termini di costi per la società. L'Iss ricorda infatti anche che con una prevalenza di cittadini con invalidità cardiovascolare del 4,4 per mille il costo dei farmaci per l'apparato cardiovascolare pesa per ben il 23,5% sulla spesa farmaceutica italiana totale.

 

Foto: © Jeanette Dietl - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 30/12/2016