Logo salute24

Cervello, ecco come fa a riconoscere i volti

Individuato il processo cerebrale che permette di associare un’identità al viso degli individui

Identificato il processo attraverso cui il cervello riesce ad attribuire un’identità ai volti delle persone. A scoprirlo sono stati gli scienziati della Carnegie Mellon University di Pittsburgh (Usa), diretti da spiega Mark D. Vida, che spiega: "I nostri risultati forniscono un elemento in più per comprendere le diverse fasi che costituiscono il processo di elaborazione delle informazioni, che iniziano quando l'immagine di un volto appare davanti agli occhi di una persona e finisce con il riconoscimento dell'identità associata a quel viso”.

 

Nel corso di una ricerca pubblicata sulla rivista Pnas, gli autori hanno chiesto a quattro volontari di visualizzare le immagini di 91 diversi individui, fotografati con due espressioni diverse: neutra e felice. Ogni volta che riconoscevano un volto già visto in precedenza, i partecipanti dovevano segnalarlo ai ricercatori. Inoltre, mentre svolgevano questo compito, gli scienziati ne osservavano l’attività cerebrale attraverso la magnetoencefalografia (Meg), una tecnica diagnostica che misura i campi magnetici prodotti dall'attività elettromagnetica dell’encefalo.

 

Leggi anche: Chi corre regolarmente ha il cervello più "connesso"

 

Al termine dell’esperimento, i ricercatori sono riusciti a ricostruire il processo cerebrale attraverso cui avviene il riconoscimento di un volto. "Combinando le dettagliate informazioni ottenute con la Meg con i modelli computazionali di come funziona il sistema visivo - spiega David C. Plaut, uno degli autori -, siamo riusciti a comprendere, in tempo reale, il modo in cui si svolgono i processi cerebrali che sono alla base di diverse abilità, compreso il riconoscimento dei volti”.

 

Secondo gli scienziati, la scoperta potrebbe avere implicazioni terapeutiche. Potrebbe, infatti, aiutare a curare la cecità e favorire il trattamento dei disturbi cerebrali collegati alle percezioni visive, come la prosopagnosia e la dislessia.

 

Foto:  © Giuseppe Porzani - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 29/12/2016

potrebbe interessarti anche: