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Trattamenti anti senescenza: la vera fonte della giovinezza?

Studi scientifici suggeriscono: per combattere l'invecchiamento bisogna agire sulle cellule senescenti. Ecco cosa ne pensano gli esperti

Leggenda vuole che la fonte della giovinezza si nasconda nel giardino dell'Eden; immergersi nelle sue acque guarirebbe dalle malattie e permetterebbe letteralmente di tornare giovani. La ricerca scientifica sembra però puntare in un'altra direzione e suggerisce che per combattere l'invecchiamento si possa agire sulla senescenza, quel fenomeno che porta le cellule dell'organismo a rispondere costantemente alla presenza di un danno rilasciando, in alcuni casi, fattori pericolosi per il buon funzionamento dei tessuti che possono compromettere le cellule circostanti. La strada per arrivare a trattamenti anti senescenza è però ancora lunga; per questo Peter de Keizer – esperto dell'Erasmus University Medical Center di Rotterdam (Paesi Bassi) e autore di un articolo di opinione sul tema pubblicato su Trends in Molecular Medicine – invita a smorzare i facili entusiasmi, rimanendo però ottimista. Quelli che stiamo vivendo – sottolinea infatti l'esperto – “sono tempi molto entusiasmanti, e sono speranzoso che troveremo trattamenti anti senescenza applicabili che possano contrastare le patologie associate all'età”.

 

In effetti i risultati delle ricerche a disposizione degli scienziati suggeriscono che eliminare le cellule senescenti potrebbe aiutare a mantenersi più giovani. Diversi studi hanno dimostrato il ruolo della senescenza nei fenomeni di invecchiamento; nel suo libro 'La dieta della longevità' Valter Longo – direttore del Laboratorio di Oncologia e longevità dell'Istituto di Oncologia Molecolare Ifom di Milano e dell'Istituto di Longevità dell'University of Southern California di Los Angeles – spiega come parlare in termini di 'senescenza' descriva meglio tali fenomeni come perdita di funzionalità, ed alcuni studi hanno anche dimostrato che nei topi l'eliminazione delle cellule senescenti consente di vivere il 25% più a lungo.

 

Allungare la vita bloccando la senescenza sembra quindi un approccio potenzialmente valido. De Keizer ricorda anche come siano già stati testati dei farmaci anti senescenza, ma che per il momento nessuno è stato dichiarato sicuro. I loro principi attivi, infatti, bersagliano anche processi che hanno luogo nelle cellule non senescenti. L'esperto si mostra ottimista sulla possibilità che problemi di questo tipo possano essere risolti a breve, ma ricorda che sarà necessario anche capire se i trattamenti anti senescenza possano combattere anche i segni già lasciati dall'invecchiamento e se gli effetti delle malattie ad esso associate possano essere a loro volta eliminati con questo approccio. Per tutti questi motivi il suo invito è “alla cautela nel pubblicizzare troppo e troppo presto i benefici della lista, in rapida espansione, dei composti terapeutici che si stanno scoprendo”, anche perché prima che possano effettivamente entrare nella pratica clinica sarà necessario chiarire anche aspetti come le tempistiche della loro somministrazione (ad esempio se debbano essere assunti prima o dopo la comparsa di alcuni disturbi associati all'invecchiamento), chi ne trarrebbe i maggiori benefici e quale sarebbe il loro costo.

 

I medicinali potrebbero però rappresentare solo uno dei possibili approcci con cui contrastare l'invecchiamento. Gli studi di Longo non si sono infatti concentrati sui farmaci, ma sull'alimentazione. La sua Dieta Mima-Digiuno ha permesso di allungare del 18% la durata della vita del 75% dei topi di mezz'età cui è stata somministrata; come raccontato in 'La dieta della longevità', “il sistema immunitario [dei topi] è ringiovanito grazie a un processo di rigenerazione partito dalle cellule staminali. La rigenerazione è avvenuta anche nel fegato, nei muscoli e nel cervello”.

 

Longo spiega anche come la Dieta Mima-Digiuno abbia promosso l'aumento di diversi tipi di cellule staminali. “Il digiuno periodico – si legge nel suo libro – è in grado di promuovere la rigenerazione a partire dalle cellule staminali di parti consistenti del sistema immunitario. Il digiuno provoca la distruzione di una grande porzione di cellule immunitarie, ma anche l'attivazione delle cellule staminali del sangue e della spina dorsale. Quando i topi riprendono a nutrirsi, queste staminali innescano la rigenerazione del sistema immunitario e nervoso, mentre le cellule immunitarie appena rigenerate hanno le caratteristiche di cellule più giovani e più funzionali, indicando che le cellule vecchie danneggiate e disfunzionali sono state rimpiazzate da cellule nuove, giovani e funzionali”. Questo effetto soddisferebbe il requisito sottolineato da de Keizer, secondo cui “una terapia anti senescenza perfetta non dovrebbe eliminare solo le cellule senescenti, ma anche dare il via al ringiovanimento dei tessuti stimolando il differenziamento delle cellule staminali circostanti”.

 

Gli studi di Longo si sono già spostati sull'uomo. I risultati dei test clinici in cui l'effetto della Dieta Mima-Digiuno è stato valutato rispetto a un gruppo di controllo “sono in linea con i risultati ottenuti sui topi e indicano che la DMD [Dieta Mima-Digiuno, ndr] agisce prima di tutto scomponendo e rigenerando l'interno delle cellule e uccidendo le cellule danneggiate”. Nel sangue dei pazienti sottoposti alla dieta le cellule staminali circolanti aumentano momentaneamente.

 

Che la fonte della giovinezza si nasconda quindi semplicemente nella nostra alimentazione? Nel suo libro Longo mette in guardia da approcci assolutisti. “L'errore che compiono molti fautori delle medicine alternative è di evitare a tutti i costi la medicina tradizionale e le nuove tecnologie”, spiega l'esperto, aggiungendo però anche che “l'errore di numerosi scienziati alla ricerca di nuove tecnologie e di molti medici è di evitare a tutti i costi le alternative e le terapie naturali”. Per questo secondo Longo spesso le terapie o le misure preventive sono solo parzialmente efficaci. L'esperto sottolinea ad esempio l'efficacia di un approccio basato sull'associazione tra terapia tradizionale e strategie alimentari nella prevenzione e nella cura dei tumori: “abbiamo dimostrato (…) che le due cose insieme possono funzionare in modo eccellente per i pazienti oncologici”.

 

“Le medicine e le terapie con cellule staminali – afferma Longo – non dovrebbero essere sostitutive dell'uso dell'alimentazione e di altri interventi per incentivare l'autoguarigione, ma dovrebbero essere usate quando queste misure naturali non sono sufficienti”.

 

Foto: © Vera Kuttelvaserova - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 17/02/2017