Logo salute24

Il bilinguismo mantiene giovane il cervello

Consente di “risparmiare” l’impiego delle aree cerebrali più vulnerabili all’invecchiamento

Durante la terza età, il cervello delle persone capaci di parlare due lingue resta più giovane ed efficiente. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Neurolinguistics dai ricercatori dell’Institut universitaire de gériatrie di Montréal (Canada). Secondo gli esperti, il bilinguismo sarebbe in grado di modellare il cervello, facendo in modo che consumi solo le energie necessarie per eseguire un determinato compito ed evitando lo spreco di risorse. Inoltre, consentirebbe di evitare il coinvolgimento delle regioni cerebrali che sono più suscettibili all’invecchiamento.

 

La ricerca ha coinvolto un gruppo di anziani, costituito da soggetti monolingue e bilingue. Ai partecipanti è stato chiesto di svolgere un test cognitivo, che prevedeva il compito di concentrarsi sulle informazioni visive e d’ignorare quelle spaziali. Per esempio, i volontari dovevano fare caso al colore di un oggetto senza prestare attenzione alla sua posizione nello spazio. Durante l’esperimento, gli scienziati hanno osservato l’attività cerebrale dei partecipanti attraverso la risonanza magnetica. 

 

Dopo aver confrontato le scansioni cerebrali di tutti gli anziani, i ricercatori hanno scoperto che il bilinguismo aumenta l’efficienza del cervello. Hanno osservato, infatti, che negli anziani che conoscevano una sola lingua il compito aveva determinato l’attivazione di una rete cerebrale più ampia, caratterizzata da connessioni multiple, che includeva regioni legate alle funzioni visive e motorie, che si trovano nei lobi frontali. Nel cervello dei soggetti bilingue, invece, risultava coinvolta un’area più ristretta e specifica, relativa soltanto alle informazioni visive – ossia a quelle su cui era richiesto di concentrarsi -, che si trova nella zona posteriore del cervello.

 

Leggi anche: Bilinguismo, chi parla due lingue ha più “cervello”

 

Lo studio, secondo gli scienziati, dimostrerebbe che il cervello delle persone monolingue ha bisogno di attivare più regioni cerebrali per svolgere un determinato compito. Quello dei soggetti bilingue, invece, risulta più efficiente perché possiede connessioni funzionali più centralizzate e specializzate. Pertanto, richiede l’intervento di meno aree cerebrali, consentendo di risparmiare risorse. Inoltre, i bilingui ottengono lo stesso risultato senza dover impiegare le regioni frontali del cervello, che sono più vulnerabili all'invecchiamento. Questo, secondo gli esperti, spiegherebbe perché il cervello dei bilingui mostra meno segni di declino cognitivo o demenza.

 

"Dopo anni di pratica quotidiana nel gestire le interferenze tra due lingue, i soggetti bilingue diventano esperti nel selezionare le informazioni rilevanti e nell’ignorare quelle che possono distrarre dal compito che si sta eseguendo – spiega Ana Inés Ansaldo, che ha coordinato lo studio -. Durante l’esperimento i bilingui hanno mostrato una maggiore connessione tra le aree addette all’elaborazione visiva situate nella parte posteriore del cervello. Questa regione è specializzata nel rilevare le caratteristiche visive degli oggetti e quindi a svolgere il compito richiesto nello studio. Questi risultati indicano che il cervello dei bilingui è più efficiente e consuma di meno, perché attiva un numero inferiore di regioni e solo quelle specializzate nell’eseguire il compito richiesto”.

 

Foto: © fotogestoeber - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 11/01/2017

potrebbe interessarti anche: