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Diagnostica, le radiazioni non aumentano il rischio di cancro?

A sostenerlo sono gli autori di uno studio sul Journal of Nuclear Medicine

La paura che l'esposizione alle radiazioni utilizzate da alcune apparecchiature diagnostiche, come le strumentazioni per effettuare la Tac, possa aumentare il rischio di cancro sarebbe ingiustificata. A sostenerlo sono gli autori di un articolo apparso sulle pagine del Journal of Nuclear Medicine, secondo cui nessuno studio scientifico giustificherebbe la radiofobia, ossia la paura delle radiazioni, anzi. Secondo Jeffry Siegel, presidente della società di consulenze statunitense Nuclear Physics Enterprises e primo nome dello studio, la maggior parte degli studi sperimentali ed epidemiologici screditerebbe tale paura e dimostrerebbe che a basse dosi le radiazioni stimolerebbero addirittura delle risposte protettive, producendo effetti benefici.

 

Da quando, ormai 70 anni fa, le radiazioni sono state dichiarate pericolose a qualsiasi dose e a qualunque frequenza di esposizione, diversi studi avrebbero dimostrato che al di sotto di una certa soglia non ci sarebbe nessun pericolo. Le politiche assunte da allora, mirate a una sempre maggiore riduzione delle dosi utilizzate durante radiografie, Tac ed esami di medicina nucleare, non avrebbero fatto altro che rinforzare una paura infondata; al contrario, numerosi studi avrebbero addirittura dimostrato che basse dosi di radiazioni stimolerebbero risposte protettive anche nei confronti di successive esposizioni a dosi più elevate. Per questo secondo Siegel e colleghi la radiofobia dovrebbe essere sorpassata per porre l'attenzione a un pericolo più concreto: il rischio di diagnosi errate a causa dell'uso di dosi troppo basse di radiazioni o della scelta di non sottoporsi ad analisi necessarie proprio a causa della radiofobia.

 

Foto: © Tyler Olson - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 11/01/2017

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