Logo salute24

Dieta occidentale, ecco perché provoca obesità

Colpa dell’incremento dei segnali generati a livello periferico dal sistema endocannabinoide

La dieta occidentale, caratterizzata da un’elevata presenza di grassi e zuccheri, aumenta il rischio di obesità perché spinge a mangiare di più. Il motivo? Provoca un aumento dei segnali generati dal sistema endocannabinoide a livello periferico. Ad affermarlo, in uno studio pubblicato sulla rivista Physiology & Behavior, sono i ricercatori dell’Università della California di Riverside (Usa), secondo cui la scoperta potrebbe favorire lo sviluppo di trattamenti anti-obesità, privi di effetti collaterali dal punto di vista psichiatrico.

 

"La nostra ricerca dimostra che l’impiego di inibitori farmacologici che abbiano come bersaglio i recettori dei cannabinoidi situati a livello periferico, e che quindi non raggiungono il cervello, potrebbe rappresentare un approccio terapeutico sicuro per il trattamento dell’obesità indotta dalla dieta - spiega Nicholas V. DiPatrizio, che ha coordinato lo studio -. Questo approccio terapeutico che si rivolge alle zone periferiche, presente dei vantaggi sostanziali rispetto ai farmaci tradizionali che interagiscono con il cervello e possono causare effetti collaterali psichiatrici”.

 

Il sistema endocannabinoide si estende su tutto l’organismo dei mammiferi, compreso cervello e organi periferici, e risulta coinvolto nel controllo di molte funzioni fisiologiche del corpo, come l'assunzione di cibo, il bilancio energetico e la gratificazione. È costituito da molecole lipidiche di segnalazione, chiamate endocannabinoidi, che hanno la capacità di  legarsi ai recettori dei cannabinoidi presenti nelle cellule di tutto l’organismo. Secondo gli scienziati, il consumo prolungato della dieta occidentale spingerebbe ad assumere quantità eccessive di cibo, perché determinerebbe il miglioramento dei segnali generati dagli endocannabinoidi negli organi periferici.

 

Leggi anche: Dopamina, è responsabile del legame tra inattività e obesità

 

Per scoprirlo, gli esperti hanno nutrito alcuni topi con una dieta basata sul modello occidentale – ricca, pertanto, di zuccheri e grassi -, mentre un altro gruppo di roditori con un regime alimentare standard. Dopo 60 giorni, è emerso che gli animali che avevano seguito la dieta occidentale avevano accumulato rapidamente peso corporeo fino a diventare obesi, e avevano sviluppato l’iperfagia, ossia l’aumento della sensazione di fame. Questo li aveva indotti ad assumere molte più calorie e a consumare pasti significativamente più abbondanti e a un ritmo più veloce, rispetto ai topi nutriti con la dieta tradizionale.

 

Successivamente, gli autori hanno somministrato agli animali un farmaco capace d’inibire la segnalazione periferica degli endocannabinoidi. Hanno così osservato che il medicinale aveva fermato l’iperfagia e normalizzato l’assunzione di cibo da parte dei roditori. "L’iperfagia associata alla dieta occidentale era dovuta a livelli molto elevati di endocannabinoidi nel piccolo intestino e nel flusso sanguigno – precisa il dottor DiPatrizio -. Occorre sottolineare che abbiamo scoperto che bloccando l'azione degli endocannabinoidi attraverso l’impiego d’inibitori farmacologici dei recettori dei cannabinoidi a livello periferico, siamo stati in grado di normalizzare completamente l’assunzione di cibo da parte dei topi obesi, fino ai livelli di consumo riscontrati nel gruppo di controllo nutrito con la dieta standard".

 

Foto: © Africa Studio - Fotolia

di Nadia Comerci
Pubblicato il 03/02/2017