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Cuore, software prevede rischio di morte con 5 anni d’anticipo

Ha l'obiettivo d’individuare il trattamento più indicato per ogni paziente

Sviluppato un software capace di prevedere, con cinque anni d’anticipo, il rischio di morte delle persone affette da una cardiopatia. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Radiology dai ricercatori del Medical Research Council del Regno Unito di Londra, che hanno realizzato un programma informatico capace di analizzare le analisi del sangue e le scansioni de battito cardiaco, per scoprire se l'organo “regge” o sta per smettere di funzionare. La scoperta, spiegano gli autori, potrebbe salvare molte vite umane, perché permetterebbe d’individuare per tempo i pazienti che necessitano di un trattamento intensivo. 

 

Gli scienziati hanno sviluppato il software dopo aver studiato, per anni, le condizioni cliniche dei pazienti affetti da ipertensione polmonare. Questa malattia può danneggiare il cuore ed è responsabile del decesso di circa un terzo dei pazienti, nel giro di cinque anni dalla diagnosi. Attualmente l’ipertensione polmonare viene trattata con tre metodi diversi: terapia farmaceutica, iniezioni dirette nei vasi sanguigni e trapianto di polmone. Ma per poter scegliere il trattamento più adeguato, i medici devono capire quali siano le esatte condizioni del paziente. Secondo il team britannico, questa informazione potrebbe essere fornita dal software.

 

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Nel corso della ricerca, gli autori hanno realizzato un programma capace di misurare il movimento di 30.000 punti differenti all’interno del cuore, durante ogni battito. Lo hanno, quindi, utilizzato per analizzare le analisi del sangue e le scansioni cardiache, ottenute con la risonanza magnetica, di 256 pazienti. Inoltre, hanno combinato questi dati con le cartelle cliniche di soggetti affetti da ipertensione polmonare, relative a un periodo di otto anni. Grazie all’insieme di queste informazioni, il programma ha imparato a riconoscere le anomalie che precedono il collasso dell’organo cardiaco e il decesso dei pazienti. Gli scienziati ritengono che il software sarebbe in grado di prevedere questa eventualità addirittura con circa cinque anni di anticipo. Inoltre, affermano che potrebbe prevedere con un’accuratezza dell’80% se un paziente sarà ancora vivo a distanza di un anno dalla diagnosi.

 

“Il software permette davvero di realizzare trattamenti su misura – osserva Declan O'Regan, che ha coordinato lo studio -. Utilizza i risultati di dozzine di test diversi, tra cui le tecniche di imaging, per prevedere cosa succederà ai singoli pazienti con estrema precisione. Questo ci consente di fornire il trattamento più intensivo a coloro che potrebbero beneficiarne maggiormente”.

 

Foto: © Dmytro Tolokonov - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 26/01/2017