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Studiare il mandarino rende la mente musicale

Le lingue tonali influenzano le capacità di elaborazione cognitiva dei suoni melodici

Imparare il mandarino potrebbe favorire l’apprendimento della musica. Lo evidenzia una ricerca pubblicata sulla rivista Developmental Science dagli scienziati dell’Università della California di San Diego (Usa) e della Zhejiang Normal University di Hangzhou (Cina). Secondo gli esperti, studiare la lingua cinese sarebbe in grado d’influenzare il modo in cui il cervello elabora il linguaggio musicale, favorendone l’acquisizione.

 

Nel corso dello studio, gli autori hanno coinvolto 180 bambini di età compresa tra 3 e 5 anni. Alcuni partecipanti erano cinesi e parlavano il mandarino, mentre gli altri erano americani e parlavano l’inglese. Ai piccoli volontari è stato chiesto di svolgere alcuni test diretti a valutare il tono e il timbro di voce. Al termine dell’esperimento, gli scienziati hanno osservato che negli esercizi che riguardavano il timbro vocale, tutti i bimbi avevano ottenuto risultati simili. Invece, nei compiti che coinvolgevano il tono della voce, i partecipanti che parlavano il mandarino avevano ottenuti punteggi significativamente maggiori.

 

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I ricercatori spiegano che il mandarino è una lingua “tonale”, in cui la variazione del tono di una sillaba ne determina il significato. Per esempio, la sillaba “ma” in mandarino può indicare i termini “madre”, “cavallo”, “canapa” o “sgridare”, a seconda di come viene pronunciata. Invece, in inglese la stessa sillaba ha un solo significato e indica la parola “madre”. I risultati dell’indagine, spiegano gli studiosi, suggeriscono quindi che l’apprendimento del mandarino sarebbe in grado di “plasmare” il cervello, rendendolo maggiormente capace di percepire i diversi toni musicali. Di conseguenza, chi parla questa lingua sarebbe anche avvantaggiato nell’apprendimento del canto e nell’acquisizione della capacità di suonare uno strumento musicale.

 

“Il linguaggio e la musica contengono entrambi variazioni di tono, per cui se le facoltà cerebrali responsabili del linguaggio sono separate, anche l'elaborazione del tono linguistico dovrebbe essere separata da quella del tono musicale – osserva Sarah C. Creel, che ha diretto l’indagine -. Ma se queste due abilità, che in apparenza sono diverse, vengono svolte attraverso la sovrapposizione di meccanismi cognitivi o aree cerebrali, l'esperienza ottenuta con l'elaborazione del tono musicale dovrebbe influenzare l'elaborazione del tono linguistico, e viceversa”.

 

Foto: © Minerva Studio - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 20/01/2017