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Battito di ciglia e buio: il cervello ricostruisce la visione

Individuato il meccanismo attraverso cui l’encefalo fa in modo che la percezione di ciò che si osserva resti uguale, tra un battito di ciglia e l’altro

Quando battono le ciglia, le persone non vedono il buio perché il cervello fa in modo di ricostruire l’immagine che si sta osservando. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology dai ricercatori dell’Università della California di Berkeley (Stati Uniti) e dell’Université Paris Descartes di Parigi (Francia). Secondo gli esperti, l’encefalo ordina ai muscoli oculare di modificare la posizione degli occhi, in modo da  permettere di restare concentrati su quello che si sta visualizzando. Grazie a questa funzione, l’immagine resta nitida e chiara.

 

Il battito delle ciglia è un movimento automatico, che serve a lubrificare gli occhi asciutti e a proteggerli da sostanze irritanti. Durante questo processo, spiegano gli studiosi, i bulbi oculari possono spostarsi all’interno delle orbite, e non sempre ritornano nello stesso posto quando si riaprono. Questo disallineamento induce il cervello ad attivare i muscoli oculari, affinché riallineino la visione e, pertanto, la percezione di ciò che si osserva resti uguale. Se l’encefalo non si comportasse in questo modo, osservano gli autori, le persone percepirebbero l’ambiente come oscuro, irregolare e agitato.

 

"I nostri muscoli oculari sono molto lenti e imprecisi, pertanto il cervello deve costantemente adattare i propri segnali motori per assicurarsi che i nostri occhi siano rivolti verso ciò che stavamo osservando – osserva Gerrit W. Maus, che ha diretto lo studio -. I nostri risultati suggeriscono che il cervello misura la differenza tra ciò che vediamo prima e dopo il battito di ciglia, e ordina ai muscoli oculari di apportare le necessarie correzioni”.

 

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Durante lo studio, definito da Maus “l’esperimento più noioso in assoluto”, gli scienziati hanno chiesto a 12 giovani adulti di restare seduti all’interno di una stanza buia per lungo tempo, a fissare un punto luminoso su uno schermo. Nel frattempo, alcune telecamere a raggi infrarossi monitoravano i loro movimenti oculari. Così, ogni volta che i volontari sbattevano le ciglia, il puntino luminoso veniva spostato a destra di un centimetro, senza che i partecipanti se ne rendessero conto

 

L’indagine ha dimostrato che il loro cervello, invece, se ne accorgeva e interveniva per riallineare la visione. Gli esperti hanno, infatti, scoperto che l’encefalo, dopo aver registrato il movimento, ordinava al sistema oculomotore di riposizionare la linea visiva esattamente dove si trovava il punto. Così, dopo 30 battiti di ciglia e altrettanti riposizionamenti del segnale luminoso, gli occhi dei partecipanti si spostavano automaticamente verso il punto in cui si sarebbe dovuta trovare la luce.

 

"Anche se i partecipanti non erano consapevoli dello spostamento del punto luminoso, il loro cervello lo era, e si è attivato per correggere il movimento - spiega il dottor Maus -. Questi risultati aiutano a comprendere il modo in cui il cervello si adatta continuamente ai cambiamenti, ordinando ai muscoli di attivarsi per correggere gli errori che interessano l’organismo”.

 

Foto: © Kurhan - Fotolia

di Nadia Comerci
Pubblicato il 09/02/2017