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Bilinguismo, "riserva cognitiva" che protegge dall’Alzheimer

Il bilinguismo potrebbe costituire una “riserva cognitiva” che mantiene elevate le performance mnemoniche, nonostante la progressione della demenza. È quanto emerge da uno studio italiano pubblicato sulla rivista Pnas dai ricercatori dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e dell'Azienda Sanitaria dell’Alto Adige di Bolzano. Secondo gli esperti, nei soggetti che conoscono e parlano due lingue, l'Alzheimer si manifesta circa 5 anni più tardi e con sintomi meno intensi.

 

Gli scienziati hanno coinvolto 85 cittadini italiani affetti da Alzheimer, di cui 40 parlavano una sola lingua, mentre gli altri 45 erano bilingui – erano, infatti, originari dell'Alto Adige e parlavano correttamente sia l'italiano, sia il tedesco. Ai partecipanti è stato chiesto di eseguire alcuni test cognitivi diretti a valutare la memoria verbale e quella visuo-spaziale, ossia la capacità di riconoscere luoghi e volti. Inoltre, i ricercatori hanno analizzato l'encefalo dei soggetti attraverso una tecnica di imaging chiamata Fdg-Pet, che permette di misurare il metabolismo cerebrale e la connettività funzionale tra diverse strutture del cervello.

 

Al termine dell'esperimento, gli studiosi hanno osservato che i volontari che parlavano due lingue hanno ottenuto punteggi più alti negli esercizi cognitivi. Inoltre, come evidenziato da studi precedenti, è emerso che essere bilingue può ritardare l’esordio della demenza fino a 5 anni. Tuttavia, l'impiego della Fdg-Pet ha permesso di scoprire che il livello di neurodegenerazione era più avanzato nei bilingui. Nonostante mostrassero migliori performance cognitivi, presentavano un metabolismo più ridotto nelle aree cerebrali tipicamente colpite dalla malattia, rispetto ai pazienti monolingue. 

 

Questo fenomeno, secondo gli scienziati, dimostra che il bilinguismo rappresenta una sorta di “riserva cognitiva” che funziona da difesa contro l’avanzare della demenza. Ciò significa che anche se l'Alzheimer progredisce, per diverso tempo le capacità cognitive continuano a funzionare come prima di sviluppare la malattia. “È proprio perché una persona bilingue è capace di compensare meglio gli effetti neurodegenerativi della malattia di Alzheimer - spiega la professoressa Daniela Perani, direttrice dell'Unità di neuroimaging molecolare e strutturale in vivo nell'uomo dell'Irccs-, che il decadimento cognitivo e la demenza insorgeranno dopo, nonostante il progredire della malattia”. 

 

I ricercatori hanno scoperto, in particolare, che il cervello dei pazienti bilingue, rispetto a quello dei monolingue, presenta una maggiore attività metabolica nelle strutture frontali che sono coinvolte in compiti cognitivi complessi, e una maggiore connettività cerebrale in due network che regolano le funzioni di controllo cognitivo ed esecutivo. A loro avviso, questi meccanismi permetterebbero ai pazienti bilingue di ottenere performance cognitive migliori, nonostante la perdita di importanti strutture e funzioni cerebrali. 

 

Lo studio ha, infine, rilevato che gli effetti positivi del bilinguismo dipendono anche dal livello di esposizione e di utilizzo delle due lingue. “Più le due lingue sono utilizzate, maggiori sono gli effetti a livello cerebrale e migliore è la performance – conclude l'esperta -. Il punto non è quindi conoscere due lingue, ma usarle in maniera attiva e durante tutto l'arco della vita. Questo dovrebbe suggerire alle politiche sociali degli interventi atti a promuovere e mantenere l'uso delle lingue e altrettanto dei dialetti nella popolazione”.

 

Foto: © fotogestoeber - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 01/02/2017

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