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Il segreto del cervello: si dorme per dimenticare

Individuata la funzione del sonno: servirebbe a sgombrare dalla mente le informazioni inutili. Lo ha scoperto uno studio pubblicato sulla rivista Science da un gruppo di ricerca statunitense-italiano, coordinato da Chiara Cirelli e Giulio Tononi del Wisconsin center for sleep and consciousness dell'Università del Wisconsin di Madison (Usa). Gli scienziati hanno osservato che durante il giorno le sinapsi – connessioni tra i neuroni – si dilatano per recepire gli input provenienti dall'esterno, mentre durante il sonno si riducono di quasi il 20%. Questo avviene perché dormire avrebbe lo scopo di riorganizzare le informazioni apprese durante la giornata, scartare quelle superflue e creare spazio affinché il giorno successivo possano essere immagazzinati nuovi dati.

 

Il team, costituito anche da ricercatori dell'Università Politecnica delle Marche di Ancona e dell'Università della California di San Diego (Usa), ha esaminato per quattro anni ciò che accadeva all'interno del cervello di un gruppo di topi, tramite un microscopio elettronico 3D. In particolare, ha misurato 6.920 sinapsi presenti nella corteccia sensoriale e motoria dei roditori. Al termine dell'indagine, gli scienziati hanno scoperto che dopo un paio d'ore di sonno le dimensioni dell'80% delle connessioni neuronali diminuivano di circa il 18%. Questi cambiamenti sono stati riscontrati in entrambe le aree della corteccia cerebrale e risultavano proporzionali alle dimensioni delle sinapsi. É invece rimasto stabile il restante 20% delle sinapsi, costituito da quelle più grandi che, probabilmente, contengono i ricordi più duraturi.

 

“Questo dimostra, in termini inequivocabilmente ultrastrutturali, che l'equilibrio tra le dimensioni e la forza delle sinapsi viene turbato durante la veglia e ripristinato durante il sonno – spiega Chiara Cirelli -. È degno di nota il fatto che la stragrande maggioranza delle sinapsi subiscano un cambiamento di dimensioni così elevato nel giro di poche ore tra la veglia e il sonno”. 

 

Secondo gli scienziati, lo stesso fenomeno potrebbe avvenire quotidianamente anche nel cervello degli esseri umani. La scoperta, pertanto, potrebbe spiegare la funzione del sonno: rappresenterebbe il “prezzo da pagare” affinché il cervello possa continuare ad apprendere nuove informazioni. “I nostri risultati – conclude Giulio Tononi - suggeriscono che, se proiettiamo i dati osservati nei topi sugli esseri umani, ogni sera migliaia di miliardi di sinapsi presenti nella corteccia cerebrale potrebbero diventare più sottili di circa il 20%”.

 

Foto: © Sergey Nivens - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 07/02/2017

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