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Giovani e sessualità, confusione tra prevenzione e contraccezione

Il 93% dei giovani italiani usa precauzioni per evitare d'incorrere in gravidanze indesiderate, mentre la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili viene tenuta in considerazione solo dal 74,5%. Inoltre, quasi il 18% dei ragazzi tende a fare confusione tra prevenzione e contraccezione: indica la pillola anticoncezionale come un mezzo per proteggersi dalle infezioni sessuali. Lo evidenzia l'indagine “Conoscenza e prevenzione del Papillomavirus e delle patologie sessualmente trasmesse tra i giovani in Italia”, realizzata dal Censis su un campione di mille giovani italiani di età compresa tra 12 e 24 anni.

 

La ricerca rileva che i ragazzi hanno le prime esperienze sessuali intorno ai 16 anni (età media 16,4 anni), mentre il primo rapporto completo in media a 17,1 anni. Il 92,9% dei ragazzi che hanno avuto rapporti sessuali completi fa sempre uso delle precauzioni per evitare gravidanze, mentre la percentuale scende al 74,5% tra chi lo fa per evitare infezioni e malattie a trasmissione sessuale. Inoltre, dall'indagine emerge che molti giovani faticano a distinguere tra contraccezione e prevenzione: il 17,6% del campione ritiene che la pillola anticoncezionale vada inserita tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra i mezzi di contraccezione. 

 

Secondo le rilevazioni del Censis, il 93,8% degli italiani di 12-24 anni ha sentito parlare di infezioni e malattie sessualmente trasmesse, mentre solo il 6,2% non ne ha mai sentito parlare - quota che sale al 18,7% nella fascia d'età 12-14 anni. L'Aids è la patologia più nota: viene indicata dall'89,6% del campione. Solo il 23,1% dei ragazzi conosce, invece, la sifilide, il 18,2% la candida, il 15,6% il Papillomavirus e percentuali tra il 15% e il 13% la gonorrea, le epatiti e l'herpes genitale. In generale, il 31,1% dei ragazzi conosce o ha sentito parlare di almeno 3 infezioni e malattie a trasmissione sessuale, il 31,4% ne conosce da 4 a 6, mentre il 37,5% ne conosce più di 6. 

 

Dal rapporto emerge che il 63,6% dei giovani italiani ha sentito parlare del Papillomavirus umano (Hpv). Se la percentuale è abbastanza alta tra le ragazze, fra le quali raggiunge l'83,5%, crolla invece tra i ragazzi, fra i quali si ferma al 44,9%.Tra le modalità di trasmissione dell'Hpv, l'81,8% cita i rapporti sessuali completi, mentre solo il 58% sa che il virus si può trasmettere anche attraverso rapporti sessuali non completi. Per il 64,6% del campione l'impiego del preservativo è sufficiente a prevenire la trasmissione del virus, ma solo il 17,9% è consapevole del fatto che non è possibile eliminare i rischi di contagio se si è sessualmente attivi. 

 

L'80% di coloro che conoscono l'esistenza dell'Hpv sa che si tratta di un virus responsabile di diversi tumori, soprattutto di quello al collo dell'utero. Inoltre, il 62,4% sa che si stratta di un virus che causa diverse patologie dell'apparato genitale, sia benigne che maligne, ma che molto spesso rimane completamente asintomatico; il 37,1% sa, invece, che l'Hpv è responsabile di tumori che riguardano anche l'uomo, come quelli anogenitali. Infine, il 33% ritiene che il virus colpisca solo le donne e solo il 26,4% sa che l'Hpv è responsabile dei condilomi genitali.

 

Il 70,8% dei giovani che conoscono il Papillomavirus è a conoscenza dell'esistenza di una vaccinazione contro l'Hpv, soprattutto le ragazze (il 79,8% a fronte del 55% dei maschi). I più informati sono quelli delle fasce d'età più basse: ne è a conoscenza l'84,4% dei ragazzi di età compresa tra 12 e 14 anni e l'85,1% di quelli di età compresa tra 15 e 17. Questo dato, secondo il Censis, potrebbe essere merito delle campagne di vaccinazione avviate dal Servizio sanitario nazionale. 

 

La maggior parte dei giovani è a favore della vaccinazione: il 72,3% ritiene che protegga da malattie molto pericolose e il 73% pensa che vaccinare anche i maschi rappresenti una strategia utile per ridurre il rischio di contagio. Solo una piccola percentuale afferma di non fidarsi del vaccino: il 15,8% perché può provocare effetti collaterali, il 12,1% perché crede erroneamente che la protezione duri poco, mentre il 12,1% perché non elimina la necessità di fare il pap test.

 

Foto: © Belodarova - Fotolia.com

di n.c.
Pubblicato il 06/04/2017