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Acuto, subacuto o cronico: ecco come trattare il mal di schiena

Cronico, acuto o subacuto: non tutti i tipi di mal di schiena colpiscono allo stesso modo, e non sempre alla loro base ci sono quei problemi alle radici dei nervi che fuoriescono dalla colonna vertebrale tanto spesso accusati di essere la causa delle lombalgie. Questa casistica variabile impone anche una variabilità nei trattamenti più adatti per affrontare il dolore che colpisce la parte bassa della schiena; oggi a guidare gli esperti nella scelta dell’opzione migliore arrivano le nuove linee guida dell’American College of Physicians, pubblicate sugli Annals of Internal Medicine.

 

“Quando è necessario trattare un dolore lombare cronico, i medici dovrebbero scegliere le terapie caratterizzate dal minor numero di pericoli e dai costi più contenuti perché per la maggior parte dei trattamenti non ci sono chiari vantaggi relativi di uno rispetto all’altro - spiegano gli esperti dell’American College of Physicians - I medici dovrebbero evitare di prescrivere terapie costose; quelle caratterizzare da potenziali pericoli significativi, come l’assunzione di oppioidi a lungo termine (che può essere associata alla dipendenza e a overdose accidentali); e le terapie farmacologiche che non si sono dimostrate efficaci, come [gli antidepressivi triciclici] e [gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina]”.

 

Le nuove raccomandazioni distinguono 3 possibili situazioni: quella in cui il dolore è acuto (cioè dura meno di 4 settimane), quella del dolore subacuto (che dura, cioè, da 4 a 12 settimane) e i problemi cronici (che durano da più di 12 settimane). In generale, gli esperti consigliano ai medici di rassicurare i pazienti sul fatto che dolori acuti e subacuti tendono a risolversi spontaneamente, invitandoli allo stesso tempo a fornire le informazioni necessarie perché chi ne soffre possa gestirli in autonomia. Farmaci ad uso topico, iniezioni epidurali e inibitori selettivi della COX-2 (un tipo di farmaci antinfiammatori non steroidei, o Fans) non vengono presi in considerazione, l’uso degli oppioidi viene fortemente scoraggiato e fra i trattamenti di prima linea vengono incluse diverse terapie di tipo non farmacologico. Ne emergono 3 raccomandazioni; eccole così come pubblictae sulle pagine degli Annals of Internal Medicine.

 

Raccomandazione 1: Dato che la maggior parte dei pazienti con dolore lombare acuto o subacuto migliora nel tempo indipendentemente dai trattamenti, medici e pazienti dovrebbero scegliere trattamenti non farmacologici con calore superficiale (prove di qualità moderata), massaggio, agopuntura, o manipolazione spinale (prove di bassa qualità). Se si desidera un trattamento farmacologico, i medici e i pazienti dovrebbero scegliere farmaci antinfiammatori non steroidei o miorilassanti (prove di qualità moderata). (Livello: raccomandazione forte)

 

Raccomandazione 2: Per i pazienti con dolore lombare cronico, medici e pazienti dovrebbero inizialmente scegliere trattamenti non farmacologici con esercizio, riabilitazione multidisciplinare, agopuntura, riduzione dello stress basata sulla mindfulness (prove di qualità moderata), tai chi, yoga, esercizi di controllo motorio, rilassamento muscolare progressivo, biofeedback elettromiografico, terapia laser a basso livello energetico, terapia operante, terapia cognitivo-comportamentale, o manipolazione spinale (prove di bassa qualità). (Livello: raccomandazione forte)

 

Raccomandazione 3: In pazienti con dolore lombare cronico che hanno risposto in modo non adeguato alla terapia non farmacologica, medici e pazienti dovrebbero prendere in considerazione il trattamento farmacologico con farmaci antinfiammatori non steroidei come terapia di prima linea, o tramadolo o duloxetina come terapia di seconda linea. I medici dovrebbero considerare gli oppioidi solo come opzione per pazienti in cui i trattamenti prima menzionati hanno fallito e solo se per i singoli pazienti i potenziali benefici superano i rischi e dopo una discussione con i pazienti sui rischi noti e i benefici realistici. (Livello: raccomandazione debole, prove di qualità moderata).

 

 

 

Foto: © drubig-photo - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 19/04/2017