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Più prevenzione contro le malattie cardiovascolari: così si abbattono i costi

Fra le strategie da adottare per combattere le malattie cardiovascolari non può mancare la prevenzione. A sottolinearlo sono gli esperti dell’American Heart Association, che alla luce di nuove stime sui costi di queste patologie stimati antro il 2035 individuano proprio in una maggiore attenzione alla prevenzione uno dei provvedimenti da attuare a livello di politiche federali per migliorare e proteggere la salute della popolazione dalla nascita alla terza età.

 

Le stime derivano da un’analisi effettuata da RTI International proprio per l’Associazione e prevedono che nel prossimo ventennio i costi che i soli Stati Uniti dovranno affrontare per combattere le malattie cardiovascolari potrebbero superare i mille miliardi di dollari. Infatti entro il 2035 il numero di americani con una patologia cardiovascolare arriverà a 131,2 milioni di individui (pari al 45% della popolazione totale), inclusi 123,2 milioni di persone alle prese con la pressione alta, 24 milioni affetti da una coronaropatia, 11,2 milioni vittime di ictus e 7,2 milioni pazienti con fibrillazione atriale. Le spese totali si divideranno tra costi diretti - corrispondenti alle spese mediche necessarie per affrontare le malattie cardiovascolari, che in alcuni sottogruppi di popolazione potrebbero crescere fino ad arrivare a triplicare - e costi indiretti - corrispondenti invece alle perdite in termini di produttività sul lavoro e nell’ambiente domestico, più incisive nella fascia d’età compresa tra i 45 e i 64 anni.

 

Secondo Olga Khavjou, autrice principale dello studio, l’aumento dei costi dipenderà soprattutto dall’invecchiamento della popolazione. Concentrare l’attenzione sulla prevenzione, anche dal punto di vista degli investimenti, sarà fondamentale per arginarlo; al momento, però, sembra che il sistema sanitario statunitense sia più focalizzato sul trattamento delle malattie piuttosto che sull’incentivare strategie che permettano di evitarle.

 

Accanto all’importanza degli sforzi in termini di prevenzione l’American Heart Association sottolinea anche quella degli investimenti in ricerca. Per questo suggerisce tra le strategie utili nella lotta all’incremento delle malattie cardiovascolari anche l’aumento dei finanziamenti alla ricerca sul cuore e sull’ictus da destinare ai National Institutes of Health (Nih). Al momento, infatti, anche se le malattie cardiache e l’ictus sono responsabili, rispettivamente, del 23% e del 4% di tutti i decessi registrati, gli Nhi investono solo il 4% del loro budget nella ricerca sulle patologie che colpiscono il cuore, solo l’1% nella ricerca sull’ictus e solo il 2% sulle malattie cardiovascolari.

 

“Anche se abbiamo compiuto enormi progressi nella lotta contro le malattie cardiovascolari, dati recentemente mesi a disposizione e queste proiezioni rafforzano [l’idea] che non è il momento di abbassare la guardia - ha commentato Steven Houser, presidente dell’American Heart Association - Dobbiamo continuare a vigilare, perché se queste previsioni diventeranno realtà c’è una seria crisi sanitaria ed economica all’orizzonte”.

 

Foto: © everythingpossible - Fotolia.com

di s.s.
Pubblicato il 25/05/2017