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Memoria, così il cervello ricorda le esperienze dolorose

Identificato il modo in cui il cervello riporta alla mente le esperienze dolorose: conserva una sorta di “mappa” dei luoghi in cui sono stati sperimentati eventi negativi, che riemerge quando vengono ripescati quegli specifici ricordi. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience dai ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston (Usa), secondo cui la scoperta potrebbe aiutare a comprendere meglio come funziona il processo di memorizzazione e spiegare cosa “va storto” quando non è possibile richiamare alla mente i ricordi.

 

La ricerca è stata condotta su un gruppo di topi, che all'inizio dell'esperimento sono stati indotti a camminare avanti e indietro lungo un sentiero. Dopo un breve periodo di riposo, gli animali sono stati nuovamente introdotti nel percorso, ma in questo caso alla fine del viale hanno ricevuto una lieve scossa elettrica. Successivamente, i roditori sono stati fatti riposare di nuovo e dopo un po' di tempo sono stati reinseriti nel sentiero. Questa volta, prima di arrivare alla fine del percorso, gli animali tendevano a fermarsi, per evitare d'incorrere di nuovo nell'esperienza dolorosa.

 

Durante l'esperimento, gli scienziati hanno monitorato l'attività cerebrale dei topi. Hanno, quindi, scoperto che mentre gli animali si trovavano in un determinato punto, nel loro cervello si verificava l'attivazione di specifici neuroni dell'ippocampo - ribattezzati “cellule di posizione” -, che si spegnevano quando l'animale percorreva un altro tratto del percorso. Ogni zona del sentiero determinava l'“accensione” di determinate cellule di posizione, per cui gli esperti erano in grado di prevedere la posizione occupata da ciascun animale soltanto osservandone l'attività cerebrale.

 

I ricercatori hanno osservato che quando i roditori arrivavano in prossimità del punto in cui avevano ricevuto la scossa, i neuroni che corrispondevano al luogo in cui avevano vissuto l'esperienza traumatica si attivavano, anche se i topi si erano fermati prima di arrivarci. Questo, secondo gli autori, significa che le cellule di posizione associate a quel luogo erano state attivate dal ricordo. Gli studiosi ritengono che questo meccanismo potrebbe essere collegato al processo di memorizzazione e che la sua alterazione potrebbe essere associata alla perdita dei ricordi. Ma osservano che per scoprirlo sono necessarie ulteriori ricerche.

 

“È interessante notare che dall'osservazione dell'attività cerebrale è possibile affermare che gli animali stavano viaggiando mentalmente dalla posizione in cui si trovavano fino al posto in cui avevano sperimentato lo shock - spiega Daoyun Ji, che ha coordinato lo studio -. L'attivazione dei neuroni corrispondenti al luogo del trauma è riemersa proprio nel momento in cui è stato ripescato quello specifico ricordo”.

  

Foto: © Sergey Nivens - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 27/02/2017