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Demenza, tutti i segnali del rischio

Quasi 50 milioni: è questo il bilancio delle persone con una forma di demenza relativo al 2015, anno in cui il Rapporto Mondiale Alzheimer ha fornito previsioni preoccupanti per gli anni a venire. L’incidenza di queste patologie sembra infatti inesorabilmente destinata ad aumentare, raddoppiando ogni 20 anni; di conseguenza, nel 2050 gli individui alle prese con una demenza potrebbero superare i 130 milioni.

 

Riconoscerne il prima possibile segni e sintomi aiuta a mettere in atto strategie per limitare l’impatto di questi problemi sulla salute; sembra, ad esempio, che l’attività fisica possa aiutare a rallentare la progressione dell’Alzheimer. Ma quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare? Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Neurology da un gruppo di ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Boston (Stati Uniti) anche le abitudini in tema di sonno potrebbero aiutare a stimare il rischio di demenza.

 

“I partecipanti senza un titolo di studio elevato che dormivano più di 9 ore a notte avevano un rischio di sviluppare una demenza nei dieci anni successivi 6 volte superiore rispetto ai partecipanti che dormivano di meno”, racconta Sudha Seshadri, coresponsabile dello studio. In particolare, a far nascere dei sospetti dovrebbero essere i casi in cui persone che sviluppano questa tendenza nel corso degli anni. “Passare a dormire più di 9 ore nell’arco di un periodo di 13 anni - si legge nello studio - è stato associato a un aumento del rischio di demenza per qualsiasi causa e di forme cliniche della malattia di Alzheimer”.

 

“L’autovalutazione della durata del sonno potrebbe essere uno strumento clinico utile per predire quali sono le persone a rischio di sviluppare i sintomi clinici della demenza nell’arco di 10 anni”, spiega l’altro responsabile dello studio, Matthew Pase, secondo cui “il fatto che una persona racconti di dormire a lungo potrebbe legittimare la valutazione e il monitoraggio di problemi di ragionamento e di memoria”. Questo segnale potrebbe quindi rientrare a diritto fra i comuni campanelli d’allarme del rischio di demenza, che includono sia difficoltà cognitive che problemi psicologici.

 

In particolare, l’elenco delle difficoltà cognitive che potrebbero dipendere da una forma di demenza comprende i classici problemi di memoria di cui spesso si accorgono parenti o amici e problemi a comunicare o a trovare le parole, a fare ragionamenti o a trovare soluzioni alle situazioni che si devono affrontare, ad affrontare compiti complessi, a pianificare e ad organizzarsi; inoltre anche problemi nelle capacità di coordinazione e nelle funzioni motorie, stato confusionale e disorientamento potrebbero essere sintomi di una demenza. Sul piano psicologico queste patologie possono invece essere associate a cambiamenti di personalità, ansia, depressione, comportamenti inopportuni e paranoie, agitazione e allucinazioni. Nel caso in cui si abbia a che fare con disturbi di questo tipo è bene parlarne con il proprio medico, che saprà indicare come procedere per affrontarli nel modo migliore possibile.

 

Foto: © contrastwerkstatt - Fotolia.com

di red.
Pubblicato il 06/10/2017