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Tumore ovarico, verso un marcatore CA125 personalizzato

Un nuovo protocollo personalizzato, basato sull’impiego dell’esame ecografico e dello screening del marcatore CA125, potrebbe consentire d’individuare precocemente il tumore ovarico nelle donne ad alto rischio di sviluppare la malattia. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Cancer Research da un gruppo di ricerca statunitense diretto da Steven J. Skates, del Massachusetts General Hospital di Boston (Usa), che spiega: “La procedura standard consigliata alle donne che presentano un rischio elevato di sviluppare il cancro ovarico, a causa della storia familiare o di mutazioni genetiche ereditarie, è quella di sottoporsi a un intervento di rimozione delle ovaie e delle tube di Falloppio, dopo aver creato una famiglia. Alcune donne, però, scelgono di rinviare questa operazione chirurgica. Il nostro protocollo di screening accresce la percentuale dei tumori rilevati nelle fasi iniziali dal 10 al 50%”.

 

L’indagine evidenzia che una strategia personalizzata basata su screening frequenti potrebbe aumentare le probabilità di rilevare il tumore ovarico nelle donne ad alto rischio durante le fasi iniziali di sviluppo, quando la malattia risulta più facile da curare. Nello specifico, gli scienziati hanno messo a punto un nuovo protocollo, che prevede di sottoporre le pazienti a esami del sangue trimestrali, per verificare se ciascuna di loro presenti un aumento significativo, rispetto ai livelli basali individuali, della proteina CA125. Questa molecola è considerata un indicatore del rischio di cancro ovarico, perché nella maggior parte delle donne affette da questa malattia il suo livello nel sangue è superiore a 35. Secondo gli esperti, confrontando i valori di CA125 di una persona con quelli che possiede normalmente, è possibile identificare eventuali aumenti significativi, anche se non superano la tradizionale soglia di 35. 

 

La procedura stabilisce, inoltre, di far eseguire alle pazienti che presentano livelli elevati della proteina un esame ecografico. L’impiego combinato delle due tecniche potrebbe, infatti, consentire d’individuare la presenza di un tumore nelle prime fasi, prevenendo il rischio che la scoperta della malattia arrivi ormai troppo tardi. Per testare l’efficacia del metodo, gli scienziati lo hanno sperimentato su 3.818 donne ad alto rischio, nel corso di due esperimenti. Il primo, che ha coinvolto 2.359 pazienti, è stato condotto tra il 2001 e il 2011 negli Stati Uniti, mentre il secondo, che ha reclutato 1.459 persone, è stato eseguito tra il 2003 e il 2006 negli Usa e in Australia. Al termine di entrambi, è emerso che il protocollo è stato in grado di aumentare fino al 50% la percentuale dei tumori individuati nelle fasi iniziali, rispetto agli screening tradizionali. 

 

I ricercatori ritengono che la procedura potrebbe consentire di salvare molte vite, ma evidenziano comunque che l’intervento chirurgico resti la prima scelta per le persone a rischio. “È importante notare che rimuovere le ovaie e le tube di Falloppio – osserva il dottor Skates -, rimane la cura standard per le donne che presentano un alto rischio di sviluppare il cancro ovarico rispetto al resto della popolazione”.

 

Foto: © vitanovski - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 01/03/2017