Logo salute24

Ascoltare il rumore dell'acqua rende attiva la memoria

Durante il sonno, ascoltare il rumore dell'acqua che scroscia da una cascata potrebbe aiutare gli anziani a riposare meglio e potrebbe incrementarne le performance mnemoniche. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Human Neuroscience dai ricercatori della Northwestern University di Chicago (Usa), secondo cui sentire il “rumore rosa” - un insieme di suoni in cui prevalgono i segnali acustici a bassa frequenza, come l’acqua che scorre da una cascata o il movimento dei rami degli alberi mossi dal vento - mentre si dorme, potrebbe contrastare il calo della memoria associato all’invecchiamento.

 

Dato che il sonno è fondamentale per il consolidamento dei ricordi, gli autori hanno ipotizzato che il calo della memoria associato all'età potesse essere dovuto, almeno in parte, alla riduzione del sonno profondo che si verifica nelle persone a partire dalla mezza età. Pertanto, hanno deciso di verificare se migliorando la qualità del riposo, fosse possibile incrementare la memoria degli anziani. Hanno, quindi, chiesto a 13 persone di età pari o superiore a 60 anni, di dormire per due notti in laboratorio. 

 

Nel corso di una notte, gli scienziati hanno somministrato ai partecipanti una stimolazione acustica, che prevedeva l’ascolto durante il sonno di “rumore rosa”. Durante l’altra, invece, li hanno sottoposti a una stimolazione simulata, che era identica alla precedente, ma prevedeva che i volontari non sentissero alcun rumore mentre dormivano. Inoltre, la notte precedente e la mattina successiva alle due prove, i ricercatori hanno chiesto ai soggetti di svolgere una serie di test cognitivi diretti a testarne la memoria. 

 

Al termine dell’esperimento, è emerso che dopo aver ricevuto la stimolazione con il rumore rosa, i partecipanti hanno ottenuto punteggi più elevati di circa tre volte nei quiz mnemonici, rispetto alle altre volte. Secondo gli esperti, il miglioramento era dovuto al fatto che la stimolazione sonora si era sincronizzata con le onde cerebrali dei volontari, rendendone il sonno più profondo e migliorandone le performance mnemoniche.  “Questo approccio non farmacologico è innovativo, semplice e sicuro e potrebbe aiutare a migliorare la salute del cervello – spiega Phyllis C. Zee, che ha coordinato lo studio -. Rappresenta un potenziale strumento per rafforzare le abilità mnemoniche nella popolazione anziana e per attenuare il normale declino della memoria associato all'età”.

 

Foto: Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 09/03/2017

potrebbe interessarti anche: