X
Ti potrebbe interessare anche
Per imparare a comportarsi bene le amicizie contano. A partire dall'asilo
Media cattivi maestri?
Studio Usa sui giovani:
«La dose fa il veleno»
Adolescenti, media e violenza: legame reale o luogo comune da sfatare? Secondo una ricerca della Rutgers University di Newark negli Usa non ci sono dubbi: siamo quello che vediamo. La violenza trasmessa da tv, cinema e videogiochi accresce i comportamenti aggressivi dei giovani. Lo studio, pubblicato sul Journal of Youth and Adolescence, afferma che “l’esposizione di bambini e ragazzi alla violenza trasmessa dai media contribuisce significativamente all’emersione di comportamenti reali aggressivi”.
Spesso dato per scontato e altrettante volte sottovalutato, il legame tra media e violenza era stato finora poco indagato tra le categorie di adolescenti a rischio. La ricerca condotta dallo psicologo Paul Boxer, invece, ha raccolto dati su ben 820 giovani: 390 ragazzi che avevano commesso reati e 430 studenti della stessa età. Agli adolescenti, equamente divisi tra maschi e femmine e tra maggiorenni e minorenni, è stato chiesto quali fossero i loro programmi tv, film e videogiochi preferiti. L’indagine ha poi domandato ai giovani, alle loro famiglie e ai loro insegnanti di segnalare episodi di comportamenti aggressivi, antisociali o violenti.
Grazie a questa notevole mole di dati, è stato possibile assegnare a ognuno degli 820 adolescenti un “punteggio sull’esposizione alla violenza attraverso i media” e affermare che “attualmente ci possono essere pochi dubbi – dice Boxer – sul fatto che l’esposizione alla violenza nei mezzi di comunicazione ha un coerente e sostanziale impatto sul comportamento aggressivo durante l’adolescenza”.
La conclusione dello studio è così netta perché i ricercatori hanno tenuto presente anche altri fattori di rischio che possono influenzare la crescita di un bambino, come difficoltà scolastiche, problemi emotivi e psicologici o esposizione alla violenza reale. Anche includendo questi elementi, a una più alta dose di violenza mediatica sono stati associati comportamenti antisociali.
“I bambini – conclude Boxer – tendono a imitare ciò che vedono, ma senza avere la capacità di distinguere tra realtà e fantasia e tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato”.
Spesso dato per scontato e altrettante volte sottovalutato, il legame tra media e violenza era stato finora poco indagato tra le categorie di adolescenti a rischio. La ricerca condotta dallo psicologo Paul Boxer, invece, ha raccolto dati su ben 820 giovani: 390 ragazzi che avevano commesso reati e 430 studenti della stessa età. Agli adolescenti, equamente divisi tra maschi e femmine e tra maggiorenni e minorenni, è stato chiesto quali fossero i loro programmi tv, film e videogiochi preferiti. L’indagine ha poi domandato ai giovani, alle loro famiglie e ai loro insegnanti di segnalare episodi di comportamenti aggressivi, antisociali o violenti.
Grazie a questa notevole mole di dati, è stato possibile assegnare a ognuno degli 820 adolescenti un “punteggio sull’esposizione alla violenza attraverso i media” e affermare che “attualmente ci possono essere pochi dubbi – dice Boxer – sul fatto che l’esposizione alla violenza nei mezzi di comunicazione ha un coerente e sostanziale impatto sul comportamento aggressivo durante l’adolescenza”.
La conclusione dello studio è così netta perché i ricercatori hanno tenuto presente anche altri fattori di rischio che possono influenzare la crescita di un bambino, come difficoltà scolastiche, problemi emotivi e psicologici o esposizione alla violenza reale. Anche includendo questi elementi, a una più alta dose di violenza mediatica sono stati associati comportamenti antisociali.
“I bambini – conclude Boxer – tendono a imitare ciò che vedono, ma senza avere la capacità di distinguere tra realtà e fantasia e tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato”.
di paolo fiore (27/12/2008)

- Seguici anche tramite Feed RSS