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Il cervello è dieci volte più attivo di quanto si pensasse

Il cervello umano potrebbe essere dieci volte più attivo di quanto si credesse. Ad affermarlo, in uno studio pubblicato sulla rivista Science, sono gli scienziati dell’Università della California di Los Angeles (Usa), secondo cui la scoperta potrebbe favorire lo sviluppo di nuovi trattamenti per la cura dei disturbi neurologici. Inoltre, potrebbe consentire di realizzare computer capaci di “pensare” maggiormente come gli esseri umani.

 

Durante lo studio, condotto sui topi, i ricercatori hanno esaminato la struttura e le funzioni dei dendriti - le componenti del neurone che partono dalla parte centrale (chiamata soma), hanno un aspetto simile ai rami degli alberi e si estendono verso l'esterno. In passato si riteneva che i dentriti trasportassero passivamente gli impulsi elettrici da un neurone all’altro. Ma nel corso dello studio, gli esperti californiani hanno scoperto che questi elementi non sarebbero soltanto conduttori passivi, ma sarebbero capaci di generare una quantità d’impulsi elettrici circa 10 volte maggiore di quella prodotta dalla soma. 

 

Per giungere a queste conclusioni, gli studiosi hanno posizionato degli elettrodi nel cervello di un gruppo di roditori, che sono stati lasciati liberi di muoversi all'interno di un grande labirinto. Gli elettrodi non sono stati messi dentro i dendriti, ma vicino, perché in precedenza gli esperti avevano osservato che inserirli al loro interno innescava la morte della cellula nervosa, una volta che l’animale iniziava a muoversi. I ricercatori hanno quindi esaminato l'attività dei dendriti per quattro giorni. Al termine di questo periodo, hanno scoperto che l’attività dei dendriti era maggiore di quella della soma. Nello specifico, hanno osservato che i dendriti producevano un numero di impulsi circa cinque volte superiore a quello delle parti centrali dei neuroni quando gli animali dormivano. Non solo: quando i topi erano in movimento, la quantità d’impulsi generata era fino a dieci volte maggiore.

 

Secondo gli autori, la scoperta smentirebbe l’opinione consolidata che gli stimoli elettrici prodotti dal soma rappresentino i principali responsabili della percezione, dell'apprendimento e della formazione della memoria. Inoltre, suggerisce che l’attività del cervello potrebbe essere significativamente maggiore di quanto si pensasse. “I dendriti costituiscono oltre il 90% del tessuto neurale – spiega Mayank R. Mehta, che ha coordinato lo studio -. Sapere che sono molto più attivi rispetto al soma cambia radicalmente la nostra comprensione del modo in cui il cervello elabora le informazioni. La scoperta potrebbe aprire la strada a una conoscenza più approfondita dei disturbi neurologici e allo sviluppo di nuovi trattamenti in grado di curarli, ma potrebbe anche favorire la costruzione di computer più simili al cervello umano”.

 

Foto: © Sergey Nivens - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 15/03/2017

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