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Andare a letto tardi? Il rischio è ingrassare

Chi va a letto tardi ha maggiori probabilità d’ingrassare. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Obesity dai ricercatori del National Institute for Health and Welfare di Helsinki (Finlandia), secondo cui le persone mattiniere tenderebbero a seguire un’alimentazione più sana di quelle abituate a fare le “ore piccole”.

 

Nel corso della ricerca, gli autori hanno esaminato il regime alimentare di 1.854 finlandesi di età compresa tra 25 e 74 anni. Al termine dell’analisi, hanno scoperto che i soggetti che si alzavano presto al mattino e non tardavano ad andare a letto la sera, tendevano a mangiare alimenti più sani rispetto a quelli che dormivano fino a tardi e la notte facevano le ore piccole. Nello specifico, gli studiosi hanno osservato che i “nottambuli” a colazione mangiavano meno dei “mattinieri”, ma sceglievano cibi più grassi e ricchi di zuccheri, mentre i secondi prediligevano cibi caratterizzati da un corretto apporto di proteine e vitamine. 

 

Non è tutto: le cattive abitudini di chi andava a letto tardi si manifestavano anche a cena. Anche durante questo pasto, i notturni tendevano maggiormente a consumare alimenti ricchi di zuccheri, grassi e acidi grassi saturi. Inoltre, nel fine settimana erano più propensi a mangiare a orari irregolari e ad assumere quantità più elevate di cibo. Gli esperti aggiungono che i soggetti che andavano tardi a letto mostravano anche la tendenza a dormire meno bene e a praticare poca attività fisica. Tutti questi elementi messi insieme, spiegano gli scienziati, finiscono per accrescere il rischio di diventare obesi e di sviluppare cardiopatie e diabete.

 

“Fare un collegamento tra il tipo di orologio biologico delle persone, ciò che mangiano e quando lo fanno, fornisce una nuova prospettiva sul perché alcuni individui sono più propensi di altri ad assumere decisioni alimentari insalubri – osserva Mirkka Maukonen, che ha diretto la ricerca -. Questo studio dimostra che i soggetti nottambuli hanno abitudini alimentari meno equilibrate, che li mettono in condizione di correre un rischio più elevato di sviluppare obesità, diabete e malattie cardiache”.

 

Foto:  © alco81 - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 15/03/2017