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Spinaci dal cuore: il futuro della medicina rigenerativa?

Utilizzare materiale di origine vegetale, come le foglie di spinaci, per ottenere un’impalcatura per la rigenerazione di tessuti umani, come quelli del cuore: ad aprire le porte a questa possibilità è uno studio pubblicato sulla rivista Biomaterials da un gruppo di ricercatori del Worcester Polytechnic Institute, dell’University of Wisconsin-Madison e dell’Arkansas State University-Jonesboro (Stati Uniti) che ha dimostrato come sia possibile ottenere in laboratorio, proprio a partire dalle piante, un sistema vascolare che rifornisca di sangue (e quindi di ossigeno e nutrienti indispensabili per la proliferazione cellulare) i tessuti in via di sviluppo. L’apparato vascolare così ottenuto rappresenterebbe quindi un’impalcatura su cui far crescere i tessuti umani.  

 

Il materiale utilizzato nello studio in questione era costituito da foglie di spinaci da cui sono state eliminate tutte le cellule vegetali risparmiando, invece, la cellulosa. “E’ biocompatibile - spiegano i ricercatori - E’ stata usata in un’ampia serie di applicazioni in medicina rigenerativa, come l’ingegnerizzazione del tessuto cartilagineo, l’ingegnerizzazione del tessuto osseo, e la riparazione delle ferite”. Gli scienziati sono però riusciti a ottenere buoni risultati anche a partire da altre specie vegetali, come il prezzemolo. “Le foglie di spinaci potrebbero essere più adatte per un tessuto altamente vascolarizzato, come quello cardiaco, mentre la struttura a cilindro cavo dello stelo di Impatiens capensis (la balsamina) potrebbe essere più adatta per l’innesto di un’arteria - spiegano i ricercatori - Viceversa, le colonne vascolari del legno potrebbero essere utili nell’ingegnerizzazione dell’osso per via della forza e delle geometrie relative”.

 

“Utilizzando la chimica benigna delle impalcature di tessuti vegetali potremmo far fronte alle molte limitazioni e ai costi elevati dei materiali compositi, complessi - sottolineano gli esperti - Le piante possono essere coltivate facilmente utilizzando buone pratiche agronomiche e in ambienti controllati”.

 

 

Foto: © Alex011973 - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 04/04/2017

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