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Osteoporosi, un peptide per rendere le ossa più forti

Scoperto un peptide, chiamato Ck2.3, che potrebbe aiutare a combattere l'osteoporosi. Sarebbe capace, infatti, di aumentare la densità minerale ossea e di rafforzare le ossa rese più fragili dalla malattia. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Pharmacometrics and Systems Pharmacology dai ricercatori dell'Università del Delaware di Newark (Usa), secondo cui il trattamento sarebbe in grado di riportare la densità ossea fino ai livelli normali. 

 

L'osteoporosi è una malattia dell'apparato scheletrico, caratterizzata da una bassa densità minerale e dal deterioramento della micro-architettura del tessuto osseo, che provoca l'aumento della fragilità ossea. Si stima che in Italia ne soffrano circa 5.000.000 persone: la maggior parte (80%) è costituita da donne in post menopausa. Nello specifico, nel Belpaese il 23% delle donne oltre i 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi e, secondo le previsioni, questi numeri sono destinati a crescere, in concomitanza con l'aumento dell'aspettativa di vita della popolazione. 

 

Gli scienziati americani hanno scoperto che il peptide Ck2.3 potrebbe rappresentare un valido alleato contro questa malattia. Sarebbe, infatti, capace di ridurre la degradazione ossea e, contemporaneamente, aumentare la formazione delle ossa. Per scoprirlo, i ricercatori hanno realizzato una serie di modelli matematici, che hanno permesso di testare l'interazione tra numerose variabili differenti. Al termine dell'esperimento, è emerso che Ck2.3 è capace di aumentare la densità minerale delle ossa dei topi, perché ostacola l'interazione tra la proteina Ck2 e la proteina Bmpr1. Questa “opera di disturbo”, spiegano gli autori, favorisce la crescita degli osteoblasti, le cellule responsabili della formazione della matrice ossea.

 

L'indagine ha evidenziato, nello specifico, che le iniezioni sottocutanee del peptide aumentano la formazione delle ossa della calotta cranica, mentre le iniezioni endovena riducono il deterioramento osseo e incrementano la densità minerale delle ossa. Gli studiosi, infine, hanno utilizzato i modelli matematici per calcolare i dosaggi ideali per gli esseri umani sani e per quelli affetti da osteoporosi. "Il mio obiettivo è quello di convertire i dati in conoscenza utilizzando i modelli matematici – spiega Prasad Dhurjati, uno dei ricercatori -. Un modello matematico non è in grado di racchiudere l'intera complessità di un topo o di un essere umano. Tuttavia, nelle sperimentazioni che prevedono l'impiego della matematica, i modelli potrebbero essere più indicati e affidabili”.

 

Foto: © Sebastian Kaulitzki - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 21/05/2018