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L'acne e il ruolo dei batteri della pelle

La composizione dei batteri presenti nei follicoli piliferi potrebbe influenzare la possibilità di soffrire, o meno, di acne. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports dai ricercatori dell'Università della California di Los Angeles (Usa), secondo cui la scoperta potrebbe consentire lo sviluppo di trattamenti epidermici personalizzati. 

 

Gli autori spiegano che il batterio Propionibacterium acnes svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’acne. Alcuni studi hanno dimostrato, infatti, che il microrganismo utilizza il sebo presente nei pori della pelle come fonte di energia e che la sua presenza provoca la risposta immunitaria responsabile dell'infiammazione. Tuttavia, gli esperti aggiungono che P. acnes è presente, in quantità considerevoli, anche nei pori degli individui che non soffrono di acne. Di conseguenza, la presenza del batterio non può essere considerata, da sola, responsabile della malattia epidermica.

 

Per scoprire il ruolo svolto dal batterio nello sviluppo dell’acne, i ricercatori hanno esaminato la composizione dei batteri presenti sulla pelle di 72 adulti, di cui 38 soffrivano dell’affezione cutanea. Grazie all’impiego di strisce adesive per la pulizia dei pori, hanno raccolto diversi campioni di microrganismi presenti nei follicoli dei partecipanti. Hanno, quindi, utilizzato una tecnica di sequenziamento genetico, chiamata Dna shotgun sequencing, per determinare la composizione del microbiota dell’epidermide di ogni individuo.

 

Al termine dell’indagine, hanno rilevato la presenza di alcune differenze nei ceppi di P. acnes presenti nella pelle dei due gruppi di volontari. Nello specifico, hanno osservato che i soggetti senza acne possedevano un’elevata quantità di P. acnes dotati di geni associati al metabolismo batterico, che sarebbero coinvolti anche in un meccanismo che ostacola la colonizzazione della pelle da parte dei batteri nocivi. I volontari affetti da acne, invece, mostravano dosi consistenti di P. acnes dotati di geni correlati alla virulenza, che risultavano coinvolti nella produzione delle tossine batteriche che promuovono l'infiammazione e che compromettono la salute della pelle.

 

Sulla base di questa scoperta, i ricercatori sono stati in grado di prevedere con precisione la presenza di acne nei volontari, semplicemente osservando a quale specie appartenessero gli esemplari di P. acnes presenti nei loro pori. I risultati dell’indagine, secondo gli esperti, potrebbero favorire lo sviluppo di trattamenti personalizzati per combattere l’acne, compreso l’impiego di probiotici diretti contro ceppi specifici di batteri.

 

“Conoscere la composizione della comunità batterica presente sulla pelle è importante per lo sviluppo di trattamenti personalizzati contro l’acne – spiega Emma Barnard, che ha diretto lo studio -. Anziché uccidere tutti i batteri presenti sull’epidermide, compresi quelli benefici, dovremmo fare in modo di modificare l'equilibrio della flora batterica, prendendo di mira i batteri nocivi e aumentando la presenza di quelli benefici”.

 

Foto: © Picture-Factory - Fotolia

di Nadia Comerci
Pubblicato il 13/04/2017

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